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I Sogni di Nora e il loro primo EP, “Eroi”

È uscito il 6 settembre scorso l’EP “Eroi“, album d’esordio de “I Sogni di Nora“, duo fondato da Marco Cavalli (già voce della band “Gli Arrampicatori di Specchi”) e da Giacomo Bonora alla chitarra.

Il video della title track sarà pubblicato il prossimo 21 ottobre, e non vediamo l’ora di vederlo!

Nato cinque anni fa, con l’idea di esplorare nuove sonorità, il progetto si è posto fin dai suoi esordi l’obiettivo di andare oltre i confini, non solo in termini metaforici o a livello di genere musicale, ma anche nel senso di confini fisici, spaziali.

Non a caso, il video del primo singolo del duo – intitolato “Tu cosa mi dai” e registrato nel 2014 – è stato girato per le strade di Londra, facendo cantare ai passanti i versi della canzone. Sì, perché i brani de “I Sogni di Nora”  parlano di persone, storie e sentimenti che accomunano tutti, al di là dei confini geografici o culturali.

Abbiamo avuto il piacere di rivolgere a Marco e Giacomo qualche domanda, ecco cosa ci hanno raccontato.

Ciao Marco e Giacomo, grazie per questa intervista. Volete parlarci un po’ del vostro progetto? Com’è nato il duo “I sogni di Nora”?
È un duo nato per convogliare e concretizzare alcune nostre idee che in altri progetti non riuscivano a prendere forma. È un progetto parallelo alla band “Gli arrampicatori di specchi”, grazie al quale possiamo esplorare nuove sonorità, senza porci troppi confini di genere musicale.

E il nome? Nora esiste davvero?
Inizialmente era un nome di fantasia ma il caso ha voluto che una ragazza comparsa in un nostro video fosse incinta e ha dato alla luce una splendida bambina di nome Nora. Ora ci piace pensare un po’ anche a lei. Il nome della band volevamo fosse legato ai sogni concreti, quelli per cui vale la pena sperare, e ci è sembrato più naturale legarlo a un nome femminile, perché si sa che il mondo femminile è più completo.

I video di alcune delle vostre canzoni sono ambientati in diverse città europee: Londra, Zagabria, Vienna. Come mai? E perché avete scelto proprio queste tre città per cominciare?
L’idea era di portare fisicamente le nostre canzoni in giro. La prima canzone registrata l’abbiamo voluta portare a Londra per farla cantare dai passanti di questa immensa metropoli. Da qui è nato il primo video musicale di “Tu cosa mia dai“. La gente cantava il pezzo, e nonostante non fosse nemmeno in una lingua a loro comprensibile, sembrava capissero quello che pronunciavano. La seconda canzone intitolata “Attimi” (prodotta da Luca Cosmi) era invece un brano che abbiamo messo in valigia andando a Zagabria in Croazia. Eravamo lì per un festival musicale bellissimo, che si chiama INMUSIC, ed è nato il video. Per la canzone di “Lampi imprevedibili” (anche questa prodotta da Luca Cosmi) abbiamo scelto la cornice maestosa di Vienna e la presenza di una ballerina molto particolare che si fa chiamare Stelladiplastica (protagonista anche del video dei Maneskin e di Fedez e Mika).

Anche il brano “Eroi” ha una storia particolare. Vi va di raccontarcela?
Si, quest’anno è uscito il brano “Eroi” e stiamo ultimando il video, che sarà pubblicato il prossimo 21 ottobre. Questa volta però abbiamo deciso, invece di spostarci noi per cercare le storie fuori dai nostri confini, di chiamare tante persone per raccontarci le loro storie. A questo brano abbiamo lavorato con il produttore Loris Ceroni e Emanuele Mantovani. La canzone “Eroi” ha dato il nome anche all’EP che è uscito il 6 settembre.

Come è nata la voglia di mettere in musica storie e persone? Che cosa significa per voi fare musica?
Credo che molte volte sono le storie che ci capitano tra le mani che ci chiedono di essere raccontate e lo facciamo solo per paura di dimenticarci di loro. C’è chi scatta una fotografia, chi le rinchiude in un oggetto che magicamente assume un valore affettivo, noi abbiamo deciso di metterle in musica.

C’è ancora spazio, oggi, per i cantautori? Come giudicate la scena musicale attuale?
Credo che oggi ci sia tanto spazio anche per il cantautorato. Mi spaventa solo la velocità che ci porta a conoscere e poi dimenticare un artista, diventa tutto sfuggevole e non c’è più tempo di innamorarsi della musica. Credo che stiano tornado di moda i vinili proprio per dare la possibilità a chi lo desidera di instaurare un rapporto più duraturo con l’artista. Io, personalmente, non sopporto le playlist miste dove ascolti tutto e niente, mi compro un disco e me lo ascolto fino allo sfinimento – mi è capitato con l’ultimo album dei Fast Animal and Slow Kids – e aspetto con ansia il nuovo disco di Niccolò Fabi. Ecco, questo intendo, credo che ci sia bisogno di tornare ad attendere la musica, di desiderarla e di fare i salti mortali il giorno della sua uscita per comprarlo, scartarlo e viverlo.

Che progetti avete per il futuro?
Altre storie e altre canzoni.

Quando potremo sentirvi dal vivo? E come possiamo seguirvi?
Proprio in questo periodo stiamo pensando a un live. Anche se inizialmente non era una nostra priorità, ora iniziamo a sentire anche questa esigenza. Seguiteci su Facebook e Youtube, siamo un po’ schivi ma quando scriviamo qualcosa è perché abbiamo realmente qualcosa da condividere con voi.

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