Category Archives: Sensazioni
LES MARGOT
DURATA: 11 min e 40 sec
TRACKLIST: 1. Game over
2. Goodbye
3. Lying in the desert
Giovane gruppo nato nel 2002 a Rimini, LES MARGOT ci presentano il loro primo demo nel 2004.
Felicemente sospesi tra il rock e l’elettronica, questa band non fatica a gestire le influenze dei vari generi e, anzi, ne fa un pretesto per creare un sound inconfondibile.
Già dal primo ascolto le nostre orecchie sono istintivamente dirette verso il suono potente e caldo della chitarra che, con dei riff azzeccati e una ritmica grintosa non lascia certo a desiderare.
Tutto l’insieme musicale ruota però intorno alla voce stregante di Chiara che ci culla con melodie e parole intrinsiche di un significato non certo scontato.
Nessun brano è capitolo a sé, ogni traccia esprime in modo corposo uno stampo New Rock.
La buona registrazione e la definizione ricca dei suoni rende ancora più gradevole l’ascolto, e sicuramente l’accuratezza del lavoro è un pregio ulteriore.
Ben strutturato e con un tocco raffinato anche il book, con foto studiate e ben impaginate che accompagano anche i testi delle canzoni.
Se vogliamo trovare il pelo nell’uovo si potrebbe chiedere alla chitarra solista di deliziarci con assoli con la stessa intensità delle ritmiche, anche se tutto sommato l’aspetto tecnico è molto buono.
Lo spessore complessivo è davvero meritevole e ci auguriamo che questa band formata da quattro ragazzi e una ragazza possa fare ancora parecchia strada.
O F F S I D E OFFSIDE (WHY)
O F F S I D E – “W H Y”
Etichetta: Autoprodotto
Durata: – min.
Tracklist:
1. Clown
2. Pride hurt
3. Why
L’impatto dei leccesi Offside è straordinario, un sano rock equilibrato tra distorsioni e melodie; ispirato ad immortali della scena anni 90 come Jeff Buckley,Radiohead e Muse.
L’intreccio sonoro è davvero bilanciato; si propone una sezione ritmica tra basso e batteria dei Muse,melodie e influenze ritmiche dell’immortale Jeff e cori e atmosfere dei Radiohead.
Tre brani davvero curati; dagli arrangiamenti all’impostazione personale, dalla ricerca di suoni all’esecuzione dei brani. Ma tuttavia l’impronta decisiva è soprattutto nei ritornelli: azzeccati,orecchiabili ed emozionali.
Un rock alternativo suonato col cuore questo del trio pugliese dove ognuno di questi 3 brani presenti su “Why” fanno una propria figura.
“Clown” si miscela tra rock, noise e chitarre funk ma soprattutto si lancia con un ritornello ideale che emana tante emozioni e sentimenti.
“Pride hurt” è di classica impostazione; dove l’intreccio tra dissonanze personalizzate,impostazione Muse e cori alla Radiohead danno un ottimo risalto a questo brano. Infine troviamo “Why”, un’ispirazione sentimentale e personalizzata tra melodie dell’indimenticabile Buckley e le sonorità del suo capolavoro del 94 “Grace”. Why ha un tocco davvero decisivo e determinato, degno di essere notato e lanciato.
Davvero carico di tanta passione e maturità artistica quest’ ultimo lavoro dei salentini offside, brani accattivanti che richiamano l’attenzione già a primo impatto e che sicuramente faranno parlare di sé.
Muddy Fly "R_evolution"
I Muddy Fly sono una band di quattro elementi, nata nel 1999 in quel di Reggio Emilia. Il loro sound, come loro stessi precisano, si rifà molto a band come Stone Temple Pilots, Nirvana e Pearl Jam. Sono all’attivo con due album “Boredom” e il recente “r_evolution” di cui vi andremo a parlare in questo momento.
Registrato da Andrea Rovacchi (visto a lavoro con Giardini di Mirò, Marlene Kuntz, Julie’s Haircut…) allo studio Esagono di Rubiera, il disco non è affatto banale, dieci pezzi davvero eccezionali, malinconici, cupi, dolci, emozionanti. L’apertura di “Liquid Shadow” da subito una buona dose di potenza e grinta al disco, segue la malinconica “Fake”. La traccia numero tre, “Your Justice” è quella che risulta più curiosa per il suo testo di ribellione e di protesta contro uno schifoso mondo fatto di bombe. “r_evolution” è molto gradevole anche per le variazioni di sound che ci mostra. Infatti i brani risultano singolari perchè si differenziano molto, soprattutto nella struttura. In alcuni punti, dalle distorsioni si lascia spazio alla delicatezza di brani come “Like Water” e “Deep Inside”, quest’ultimo a mio parere, è il brano più appassionante del disco. Ma la massima magnificenza si ha in “In my mind”, dove le parole si mutano in veri e propri versi di una splendida lirica.
Ascoltando più volte il disco ci si accorge anche della presenza di altre influenze, che spaziano anche in alcuni tratti stoner. Successivamente si nota anche un certa somiglianza con i Puddle of Mudd (in alcuni riff) e forse anche con i Queens Of The Stone Age.
Resta ovvio però sottolineare quanto la band sia cresciuta nelle composizioni e soprattutto negli ottimi arrangiamenti.
Colti nel segno anche i ritornelli, al disopra di tutti quello di “Crawl Away”, che entra piacevolmente in testa dopo numerosi ascolti.
I Muddy Fly dimostrano di essere dotati di una grande peculiarità per la splendida voce di Daniele Braglia e per le capacità compositive del resto della band. Con “r_evolution” la band ha trovato una identità, proprio perchè i brani sono molto più sviluppati.
Un disco riuscito e indovinato, che appura la grande prerogativa presente nell’underground italiano.
Vintage Violence
Un benvenuto ai Vintage Violence da parte di SulPalco.com, presentatevi…
Ciao, qui Vintage Violence, ovvero Nico, Rocco, Gillo, Roby e Ben.
Come e quando vi siete conosciuti?
La prima formazione si è creata nel 2000, durante il liceo. Eravamo la classica garage band casinista e incazzata.Venivamo da esperienze musicali diverse, suonavamo cover di Sex Pistols e Iggy Pop con poca attitudine e molta foga. Tutto il discorso musicale si basava su una forte amicizia, quando questa è venuta meno sono iniziate le prime modifiche alla formazione (tutte molto sofferte), con l’ingresso di Roby al basso e Gillo come seconda chitarra. In realtà siamo nati sui banchi di scuola -anche se non fa molto “rock”- ma è così: i primi testi li scrivevamo durante le lezioni.
Cenere "Non c’è niente da vedere"
I Cenere sono una band italiana che vanta di una grande esperienza alle spalle, in cui è nata la collaborazione con artisti come Alberto Cottica, Gianni Maroccolo, Manuel Agnelli, Cristina Donà. Il lavoro che ci presentano appare subito piuttosto interessante. Prima di tutto l’ottimo artwork con le splendide foto di Francesco Acerbis, fotografo professionista italiano che ha provato un grande interesse per la band, decidendo di creare con loro una collaborazione artistica.
Il disco presenta otto tracce. Variazioni improvvise, riff molto aggressivi dove le distorsioni fanno da padroni. Le buone doti canore di Luca Amadessi e i testi ben realizzati mettono bene in evidenza la bravura di questa band. Voce davvero molto emozionante sia nelle parti più dolci e tranquille sia in quelle più aggressive e urlate. Il brano che mi colpisce di più, dopo la buona apertura con “Modena è una pietra sullo sterno”, è sicuramente “Vortici”, per la sua genialità e per il suo impatto che colpisce dritto fino al cuore. Molto originali anche i vari riff e arpeggi delle chitarre di Valerio e Paolo, senza togliere niente alla sezione ritmica, ottimamente svolta da Massimo. “Difetti” è la canzone che risulta più convincente sia per le parole usate che per la musica in sé.
Questi cinque ragazzi riescono a trasmettere un’energia indescrivibile, che dimostreranno sicuramente attraverso i loro concerti, dove il pogo troverà molto spazio. I Cenere posso considerarli semplicemente alternative rock per la varie influenze che si notano immediatamente (Afterhours, Verdena e Marlene Kuntz), ma ci sono anche dei piccoli spunti, nelle parti più dure, che si rifanno molto a uno stile spinto più sul crossover. Una ottima proposta per i Cenere, che dimostrano quale sia la realtà dell’underground italiano.








