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Rufus Party
durata: 21 min 49 sec
tracklist:
Too romantic
Crimson Boogie
You are the one
I’m a lover, I’m a saint
C.h. woman
Direttamente dall’Emilia arriva questo power trio con delle sonorità davvero originali.
Influenzati dal blues più puro, i Rufus sono riusciti a prelevarne l’essenza per ottimizzare uno stile d’altri tempi.
Facciamo un viaggio all’interno del disco e scopriamo insieme cosa lo caratterizza così tanto…
La psichedelia, lo standard blues, il rock melodico, il retrogusto per le sonorità black e garage, non sembra possibile,
ma vi assicuro che se ascoltate attentamente forse troverete anche di più.
Nelle prime tracce io sono riuscita a percepire delle micro sfaccettature del grande vecchio Gary Moore, sarà il
modo di cantare o forse perchè questo gruppo ci sa fare veramente.
Da apprezzare la scelta sonora di ogni singolo strumento, la chitarra con lo wha è davvero hendrixiana!
L’old style che si mischia al new sound con un equilibrio perfetto, il bello di questo demo è forse questa capacità
di poter viaggiare sulla musica dei grandi del passato con un tocco di novità che però non distrugge il resto.
Eccezionale.
SPLEEN CARESS, ABLEPSYA, THE WETFINGER OPERATION, MALEDIA, ALKEMIA, WILLIAM RED ROSSI, STURM UND DRANG
SPLEEN CARESS – SPLEEN CARESS
Se vi piacciono i Cure di “Kiss me kiss me kiss me” fate vostro questo disco. Non penso con questo incipit di fare torto al gruppo di Chieti, oscurandone personalità e peculiarità proprie, i riferimenti sono evidenti ma questo non è necessariamente un male. Sia perché bisogna partire dal presupposto che oggi creare qualcosa di originale a tutto tondo o semplicemente innovativo è davvero complicato, sia perché gli arrangiamenti, forti di sporadici sprazzi elettronici campionati, elevano la cifra accattivante della produzione. Qualcuno ha elaborato un algoritmo che dimostra che le combinazioni possibili fra le note convenzionali sono state tutte già incrociate e proposte, gli Spleen Caress ci dimostrano che si può lavorare anche sull’arrangiamento con gusto sobrio ma al contempo ficcante e convincente. Canzoni come “Have you ever danced…?” e “Waves” stanno lì a dimostrarlo.
ABLEPSYA – NASCITA
Chi ha amato i Kleinkief di “Colori dolciumi fotocopie” o i Marlene Kuntz schiumanti degli esordi, potrà forse trovarne tracce nel secondo lavoro dei pugliesi Ablepsya. Il trio dedica anima e corpo alle dissonanze, all’elettricità torbida e contorta, alla parola delirante, malaticcia ed alienata. L’età media della band fa ben sperare perché inevitabilmente scatteranno dei percorsi di ricerca di maggiore personalizzazione del sound e dell’attitudine ma bisogna dire che già con “Nascita” gli Ablepsya dimostrano un valore evidente e scalpitante. Efficaci le alternanze di arpeggi sghembi e scariche elettrificate, apprezzabili le strutture nervose dei pezzi (“T.I_C” e “Lana” su tutte), da correggere alcune imprecisioni nell’intonazione vocale ma davvero questo è un fattore trascurabile a fronte di un potenziale incandescente.
THE WETFINGER OPERATION – THE WETFINGER OPERATION
Rock-wave romantico e sognante, sonorità eleganti e vellutate, una voce ora accoccolata, ora spigolosa: sono queste le caratteristiche principali dei veneti Wetfinger Operation. “Stars in your eyes” apre degnamente il percorso attraverso il quale si snodano 11 brani autoprodotti che fanno seguito al demo “Vol. 1”, demo del mese su Rumore n° 147 e già recensito dal sottoscritto per Sulpalco in “Sensazioni”. In un periodo in cui la scena new wave pare avere trovato nuovo slancio con band quali Interpol, Franz Ferdinand e Bloc Party, i Wetfinger Operation possono spiccare il volo perché hanno fatto uno scatto in avanti, suonano convinti e puliti, ammaliano. Pezzi come “Lust days of april” o “Bondage before breakfast” trasudano classe. Complimenti.
MALEDIA – BLACK HEAVEN
I tre pezzi di questo demo dichiarano apertamente gli intenti dei Maledia: scrivere e suonare pezzi di chiarissima ispirazione gothic-metal. Le tastiere tendono a dare respiro e magnificenza ai pezzi sostenuti da robusti riff distorti e da una sezione ritmica disciplinatamente secca. La voce femminile amplia lo spettro delle dinamiche dei pezzi. Leggendo biografia e curriculum si apprezza la determinazione di questi ragazzi, la voglia di emergere superando ogni ostacolo. Il mio umile consiglio è di trovare la propria identità allargando gli ascolti anche a generi non propriamente inquadrabili nella formula proposta. I presupposti ci sono tutti. In bocca al lupo.
ALKEMIA – PROMO 2005
Quartetto romano di recente formazione (gennaio 2005), può già vantare un vasto repertorio da cui sono attinte le versioni promozionali dei quattro pezzi in mio possesso. Mi colpisce molto l’idea che gli Alkemia hanno dell'”ascoltatore”: lo considerano “compositore attivo tramite le sue reazioni”. Penso che questo approccio sia molto importante per chi, come gli Alkemia, fa confluire nel proprio rock sound molteplici input, in un contesto pieno di stimoli perché work in progress. I risultati sono davvero apprezzabilissimi. Colpisce immediatamente la versatilità del cantante, le cui modulazioni vocali comunicano un ventaglio di stati d’animo avvolgente e penetrante (e questo mi porta ad avvertire echi di Negramaro). Le composizioni sono mature ed eterogenee grazie al grande lavoro svolto dalle chitarre, la sezione ritmica è piacevolmente camaleontica in ogni passaggio di atmosfera e sonorità. Bravi, molto bravi.
WILLIAM RED ROSSI – THREE
Eclettico e prolifico artista, WRR. Madre spagnola, padre italiano, nato in Francia e residente attualmente in Svizzera. Pare quasi che tale “girandola biologica” abbia segnato l’eterogeneità dell’estro e della conseguente proposta artistica di Rossi. La sua chitarra multieffettata s’intreccia a synth e programmazioni con una certa disinvoltura, la sua voce campeggia sicura e screziata di sfumature che vanno dalla rabbia alla dolcezza, affrescando paesaggi multiformi. E’ ammissibile che nell’arco dei 12 pezzi proposti ci siano leggeri cali di tensione,come anche è comprensibile che gli input divaricati che provengono dall’ascolto di “Three” (dal rock all’elettronica, dal pop a dimensioni simil-unplugged) possono disorientare e rendere faticosa la ricerca di un univoco marchio di fabbrica, tuttavia questo cd convince per composizioni e arrangiamenti raffinati e assai ben eseguiti.
STURM UND DRANG – CECNJA’
Gli Sturm und Drang rappresentano quello che, con un aggettivo troppo spesso abusato (e altrettanto spesso tradito dagli eventi futuri), può definirsi un gruppo “impegnato”. A cominciare dal titolo di questo lavoro si capisce che i ragazzi puntano moltissimo (e con ottimi risultati in termini di gusto e originalità) sul contenuto testuale. Musicalmente, considerando la giovane età, non sono affatto male. Anzi, il refrain di “Cecnjà” (Cecenia), è davvero evocativo, e più in generale gli arrangiamenti dei 4 pezzi contenuti nel cd sono sospesi tra il folk e il combat-rock. Una registrazione di qualità superiore avrebbe reso maggiore giustizia agli Sturm und Drang che tuttavia, considerando i presupposti, hanno un futuro fertile davanti.
Starlets
ETICHETTA: Autoprodotto DURATA: 15 min circa : TRACKLIST: Great balls of fire, My babe, T for texas, Key to the highway – -Il primo effetto che ci sembra di avvertire avendo per le mani questo promo, è che dalla città dei due mari e capitale della Magna Grecia si sia aperto uno squarcio che richiami il texas e tutta l’antica tradizione del blues sudista. Ma ciò che ne trapela, soprattutto, sono quattro musicisti piuttosto dotati e con un lotto di songs di tutto rispetto, capaci di far rievocare i ricordi della musica che ha tanto travolto il mondo negli anni 50 e 60.
Gli Starlets si formano grazie ad un idea di Andrea Baio, giovane e talentuoso tastierista cresciuto a ritmo di pane e blues, che nel 1998 decise di dar sfogo alla sua passione, cercando in tutti i modi di formare una band che incarnasse lo spirito della musica che da sempre aveva amato.
Dopo numerosi (e vani) tentativi, nel 2002 riesce finalmente nel suo intento, creando una formazione che fosse specializzata in blues e rock’n’roll.
Nonostante il gruppo sia ancora senza un nome, riesce subito a ritagliarsi uno spazio, creando un sound abbastanza “southern” ma con forti venature blues che affiorano dai solchi. Ma proprio quando la band iniziava, per cosi dire, ad “istituzionalizzarsi”, diversi cambi di formazione e avvicendamenti stravolgono i piani e rovinano ciò che di buono era stato creato.
Fine di un progetto ancor prima che ne abbia visto la luce?Niente affatto!
Grazie all’entrata in formazione del chitarrista Francesco Raio, del bassista Vincenzo Gilberti e dell’espertissimo drummer Gianni Ferri (più di 30 anni di esperienza, in Italia e all’estero), avviene il tanto sospirato salto di qualità.
Il loro blues, sfruttando le loro esperienze, ha oggi molta più energia e consapevolezza nei loro mezzi, e si ascolta con molto piacere, grazie ad una notevole attenzione per gli arrangiamenti e una inusuale ricercatezza nella struttura dei pezzi, vero trade mark della formazione.
Dopo aver girato per diversi locali della calda terra di Puglia, alla fine dello scorso anno escono con un loro demo, che prende il nome del gruppo, dove riportano la loro voglia di fare musica, di divertirsi e di far divertire, non uscendo molto dai canoni classici, ma con un’esecuzione degna di nota.
Quattro brani eseguiti con grinta, ma nello stesso tempo con buona tecnica, si ascoltano tutto di un fiato e ti fanno venire tanta voglia di ascoltarli dal vivo, diventando alla fine un tributo al blues e ai suoi grandi interpreti del passato.
Si inizia con “Great balls of fire”, indimenticabile successo dell’intramontabile Jerry Lee Lewis, che nel 1957 si piazzò al secondo posto della classifica americana.
Ciò che emerge da questo brano è l’incredibile somiglianza fra la cover e l’originale, quasi un tuffo nel tempo della stella, che offri al rock’n roll una gloria e una furia distruttiva che non aveva pari.
Si passa cosi al secondo brano, My Babe, di Willie Dixon, che rende omaggio a ciò che fu il più grande bluesman di Chicago. Gli Starlets riescono ancora nell’impresa di riproporre il sound originale alle perfezione, generando un piccolo gioiello indispensabile per comprendere l’evoluzione stilistica di quella musica che ha poi dato origine al rock’n roll.
Masbentrò
Durata: 17 min e 44 sec
Tracklist:
Tre anime
Fuoco e pensiero
palma e luna
pure onde
Nati nel 2004 con l’intento di concretizzare le proprie idee in musica, i Masbentrò sbarcano su un panorama
che si avvicina molto alla musica leggera italiana in stile Renga.
Anche se di formazione recente, il gruppo vanta una lodevole lista di partecipazioni a concorsi ed eventi.
Le songs sono melodiche allo stremo, se posso sbilanciare la mia opinione, forse anche troppo.
Purtroppo, anche se il demo è ben sviluppato, le idee che girano all’interno non sono molto originali.
I componenti sono senz’altro preparati, si percepisce che non sono alle prime armi, eppure manca qualcosa.
La struttura della canzoni forse è troppo standard, non si nota una netta distinzione tra una e l’altra.
Si potrebbe definire un disco “da viaggio”, oppure “da atmosfera”, o ancora ” da momenti relax”.
Tengo a precisare che non è una critica negativa, anzi, uno stimolo al miglioramento, in quanto, per fortuna e
purtroppo di gruppi ce ne sono a milioni e per fare strada bisogna uscire da quelli che sono gli standard ribolliti.
Aspetto il disco ufficiale, vorrei dire di più su questo gruppo.
Visitate il sito: www.masbentro.tk
Elisabetta
NATRIUM
Slayer e Death, queste sono le coordinate di partenza utili per comprendere al meglio la musica che ci propongono i Natrium in questo “The day of pain”, prima fatica della band proveniente dalla sardegna.
L’ alternarsi di pezzi molto thrash old style come “Last prophecy”, “Sellers of Happiness” e “Inner devastation” caratterizzati da violente accelerazioni e improvvisi rallentamenti, ad altri più vicini alle sonorità del death americano come la coinvolgente “Scythe” o la potente “Burning my stake” rendono il cd nell’insieme molto vario e piacevole da ascoltare. Nonostante una produzione non proprio impeccabile che influisce negativamente sulla resa delle canzoni, il giudizio non può che essere positivo per questa band dotata di notevoli capacità tecniche. Unico consiglio che sento di dare è di rendere più personali le buone basi compositive.







