Rava, Guidi e Herbert: il concerto al Celebrazioni

Che cosa succede quando l’elettronica incontra i fraseggi del flicorno? Quando le note del piano vengono catturate e riproposte in loop, trasformandosi in basi per l’improvvisazione? Il risultato ci viene servito da un trio d’eccezione, formato dal trombettista Enrico Rava, da Giovanni Guidi al pianoforte e da Matthew Herbert, maestro britannico dell’elettronica, accompagnato dal suo assistente di scena, Hugh Jones.

Nulla è deciso o organizzato a priori: alla base del progetto c’è una drammaturgia che vive e si sviluppa interamente nel processo creativo. Gli spunti possono arrivare tanto dagli input di Herbert, quanto dalla successione di linee melodiche, sapientemente costruite da Guidi. “Nella prima fase del lavoro ci diamo delle indicazioni”, spiega Rava. “Che però alla fine possono anche non essere rispettate. La musica va da un’altra parte, siamo noi che la seguiamo. Tra noi tre non ci sono figure definite. Ci sono dei momenti in cui ognuno trascina l’altro, ci sono scambi di ruoli, ma non c’è un leader”.

È insomma l’improvvisazione a farla da padrona, in uno scambio fitto, fatto di continui innesti, di idee musicali, rielaborate sul momento da Rava e Guidi, di sonorità campionate da Herbert. Difficile battezzare un genere d’appartenenza per la loro musica: i confini sono molto labili. Il jazz finisce per fondersi e confondersi con la musica elettronica e, in alcuni momenti, addirittura con la techno. Che sia jazz, free o qualcosa di totalmente diverso, che importa? Il progetto trascende i generi musicali, per far emergere la dimensione emotiva dei tre musicisti. D’altra parte, “se non hai qualcosa da raccontare, non c’è improvvisazione”, afferma Rava.

Il risultato è uno spazio condiviso e in continua evoluzione, in cui si incontrano, e a volte si scontrano, esperienze musicali diverse tra loro. Il pianoforte di Guidi crea l’atmosfera giusta per mettere in risalto il fraseggio di Rava al flicorno, e insieme consentono a Herbert di dare nuovi stimoli alla dimensione ritmica, grazie all’elettronica. Visioni differenti generano così polifonie e sonorità che spiazzano, oscillando tra momenti lirici e picchi di vero e proprio caos. Una musica che può emozionare, commuovere, persino irritare, ma sicuramente non lasciare indifferenti.

 

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