Gli Atroci: il backstage del live all’Alchemica Club

Quando entriamo nel camerino dell’Alchemica Club di Bologna, Gli Atroci sono alla frutta. Letteralmente, nel senso che stanno finendo di cenare con arance e mandarini. C’è un clima gioioso, di festa. Chiacchierano, bevono birra, si prendono in giro. Il Boia Malefico (aka Denis Borgatti), canticchia un pezzo pop seduto sul divano. Mi siedo in mezzo a loro, mentre cominciano a vestirsi per lo spettacolo. Io tiro fuori il registratore, loro pennelli e trucchi, che manco in un salone di bellezza.

Scherziamo sui costumi di scena. È La Bestia Assatanata (al secolo Alberto Bergonzoni, il chitarrista) a parlare per primo, raccontando di un negozio chiamato “Old Man”, in provincia di Modena, dove una volta si potevano trovare capi da rockstar, dagli stivali alla Mötley Crüe, ai pantaloni in pelle, leopardati o zebrati, fino ai cappelli da cowboy e alle tracolle per chitarra custom. Peccato che oggi il negozio non esista più, ormai vende solo online.

Ora che il ghiaccio è rotto, posso cominciare l’intervista con una domanda di rito: – Allora, ragazzi, come procede la vostra missione di ristabilire la supremazia del Metallo sul Pianeta Terra?

A rispondere è Il Nano Merlino (Michele Catalano), allacciandosi i bottoni del gilet: – Beh, fra un quarto d’ora sicuramente andrà meglio, perché ci sarà qualche vittima in più… HIHIHI.

– Scherzi a parte, come e quando sono nati Gli Atroci?

Il Profeta (Claudio Venturi, frontman della band) è serissimo e non ha esitazioni: – Gli Atroci non sono nati, sono sempre esistiti.

Rincara la dose la Bestia: – Prova a pensare a un anno, uno a caso.

– Okay, allora… 1630.

– No, prima, prima…

– D’accordo: 753 a.C.?

– Prima! Hai presente il Velociraptor? – interviene il Nano. – Prima! Anzi, il Velociraptor si chiama così perché l’hanno visto correre veloce per arrivare in tempo a un nostro concerto.

Non c’è speranza di fare un’intervista canonica e certamente è meglio così. Off the record, però, Gli Atroci sono nati sul finire degli anni Ottanta, da un “cazzeggio” di Alberto e Claudio, allora compagni di scuola, accomunati dalla passione per il metal. Ci impiegarono qualche anno a rendersi conto che quelle canzoni scritte per scherzo avevano un potenziale, eccome. Il gruppo fu fondato ufficialmente nel 1995, quando vide la luce la prima demo “La capra vagante”, seguita l’anno successivo da “L’era del metallo bianco”. Al primo album in studio “Gli Atroci” (uscito nel 1999 e prodotto da Marco Barusso, già produttore degli 883), partecipò anche Roberto “Freak” Antoni, leader degli Skiantos, scomparso nel 2014.

– Com’è stato collaborare con “Freak”, Alberto?

– Bellissimo. Abbiamo conosciuto “Freak” a un live a Scandellara, qui a Bologna. E lui ha recitato le sue poesie prima del nostro concerto. Poi ci ha chiesto se conoscevamo qualche pezzo degli Skiantos. Figurati! Noi con gli Skiantos ci siamo cresciuti. Gli abbiamo chiesto quali pezzi volesse fare e gli abbiamo detto che li avremmo suonati sicuramente. E così è stato. Da quel momento siamo rimasti in contatto, era una persona strepitosa. Oltre a essere venuto in studio con noi per registrare l’album, ce lo siamo ritrovato a un casino di concerti. Stava sempre nel nostro camerino, a fare le sue cazzate. Entrava strillando: “Gli Atroci son tutti Phroci! Ma col PH!”, e poi usciva. Poi entrava di nuovo: “Gli Atroci son tutti Phroci! Ma col PH!”, e così via.

– È vero – dice il Nano. – Mi ricordo di quella volta che siamo arrivati in un locale con le nostre macchine. Appena abbiamo parcheggiato, abbiamo sentito da lontano una vocina stridula: “No! No! Sono arrivati quegli sssstronzi degli Atroci!”. Poi è sbucato fuori lui: “Ragazzi! Come state?!”. Quella è stata bellissima, me la ricorderò sempre.

– Rock demenziale quello degli Skiantos, heavy metal demenziale quello de Gli Atroci. Che cosa piace al pubblico della vostra musica?

– Beh, credo che al pubblico degli Skiantos piacesse essere insultato. “Fate largo all’avanguardia, siete un pubblico di merda!” cantava “Freak”. Poi c’era il lancio degli ortaggi dal palco verso il pubblico. Alle persone che vengono a vedere i concerti de Gli Atroci, invece, penso piaccia il modo che abbiamo di giocare con loro. Di interagire in modo affettuoso. Il pubblico ci vuole bene e noi vogliamo bene al pubblico. Se tu vuoi bene al pubblico, puoi permetterti di dire qualsiasi cosa, che non vieni preso a insulti. È parte del gioco.

Al di là della componente ludica nelle esibizioni live e del loro look, l’attrattiva che Gli Atroci esercitano sul proprio pubblico è sicuramente in gran parte frutto della loro musica, un prodotto curato e di alto livello per ricerca del suono, arrangiamenti e testi, che ironizzano sul mondo dell’heavy metal e sui suoi cliché, con la passione che solo chi ama il genere può metterci.

– Noi siamo stati veramente metallari nel periodo d’oro – spiega la Bestia. – Il metal è nel nostro DNA. Qualche metallaro stupido pensa che lo prendiamo per il culo. In realtà quello che facciamo, lo facciamo con amore.

– Li prendiamo per il culo, ma con amore – scherza il Boia.

– Come nascono i vostri pezzi? Li scrivete insieme?

– Di base, sì. Ci troviamo una volta alla settimana, nella famosa Balotta Ignorante. E qui, anche grazie alla sambuca, al Puzzone di Moena o alla grappa trentina fatta in casa che ci porta L’Oscuro Alchimista [il bassista Luca Nicolasi, che prese il posto di Oscar Bandiera dopo la sua prematura scomparsa, n.d.r.], vengono fuori i nostri pezzi. Grappa, formaggio, sambuca: non possono non nascere delle stronzate. È il nostro momento creativo.

– La Balotta Ignorante è il nostro collante – chiarisce il Profeta.

– Esatto. Perché fondamentalmente la cosa importante de Gli Atroci…

– … è partecipare! – esclama il Boia.

– Dai, che stavo dicendo qualcosa di semi-serio! Intendevo dire che le cose fighe vengono fuori nel momento in cui stiamo bene tra di noi. Vengono fuori grazie a un mix di ignoranza e amicizia.

– E infatti il mio “partecipare” aveva un senso. Sembrava una gag, ma aveva un senso.

– Siete troppo profondi, non vi riconosco – commenta il Profeta, continuando a truccarsi.

– Ecco, fai una domanda a quello lì che si spugnetta. Secondo me ha in serbo due stronzate…

– Profeta, quanto è difficile truccarsi da Atroce?

– Come?! Noi non ci stiamo truccando, noi siamo nati così. È quando ci vedi nell’altro modo che abbiamo messo il trucco. Adesso in realtà ci stiamo struccando! – e intanto dà una mano con il make-up anche all’Orco Cattivo (il batterista Michele Panepinto).

– Visto che ormai suonate insieme da una vita, avete qualche aneddoto o ricordo che volete condividere con noi?

– L’aneddoto che mi ha fatto ridere di più è stato quello del Negroni medio – racconta il Boia. – Arriviamo in questo paesino dimenticato da Dio, nel Monferrato. Per strada c’erano due vecchi e un gatto, vecchio pure quello. Eravamo molto in anticipo e non potevamo ancora fare il soundcheck, perché il locale era chiuso. Per far passare il tempo, ci siamo infilati in questo bar di paese… un bar degli anni Sessanta. Dentro c’era questo barista anziano. Entriamo e io, scherzando, chiedo sette Negroni medi. Oh, il tipo ha preso veramente i bicchieroni da pinta e ci ha messo il Negroni dentro, oltretutto un Negroni di quelli incazzati! Dopo c’era Claudio che scaricava il furgone cantando il Disco samba. PEPEEEPEPEPEPEEE… Quello è stato uno dei momenti in cui ho riso di più.

– Però anche la volta di “Metallari” è stata tanta roba. Claudio ha cominciato a urlare “Metallari” da fuori palco, ma quando ha fatto il suo ingresso è inciampato e ha preso il volo – ricorda la Bestia.

– E la volta che mi sono ubriacato col Braulio? – continua il Nano.

– Ci hai fatto fare Pavia – Bologna con il finestrino abbassato e la tua testa fuori dal finestrino. Duecento chilometri così, in marzo. C’era un freddo porco. E non hai nemmeno vomitato!

– E il vostro concerto più bello qual è stato?

– Un concerto in Sardegna. Non abbiamo suonato!

– Ma come?!

– Abbiamo fatto il soundcheck, ci siamo truccati e vestiti. Ma poi ha cominciato a diluviare e abbiamo passato la serata a fare foto, autografi e a vendere CD. In Sardegna c’è da dire che ci siamo sempre divertiti. Bevevamo mirto anche a colazione!

– Anche i nostri primi concerti erano belli. C’era pure una bara di legno, da cui usciva il Profeta, e al Covo Club trasmettevamo finti TG o pubblicità con le nostre gag sullo sfondo.

– A proposito di concerti, ora provo a fare un’altra domanda seria.

– Vai!

– Ormai calcate palchi da più di vent’anni. Cos’è cambiato rispetto agli anni Novanta, quando avete iniziato? Come trovate la scena musicale attuale?

– Tristissima. Era meglio negli anni Novanta, e ancor meglio negli anni Ottanta. Oggi non c’è più rispetto per i musicisti, né da parte di chi ascolta, né da parte di chi acquista, né da parte di chi gestisce i locali. In generale, penso non ci sia più cultura.

– E non credete che in qualche misura questo sia colpa anche dei musicisti stessi?

– Certamente è anche colpa dei musicisti! Se tanti vogliono andare a X-Factor pensando di fare carriera in due giorni, invece che farsi il culo per vent’anni, è chiaro che è anche colpa dei musicisti. Che per me, poi, questi sono “non-musicisti”. I musicisti esistono ancora, il problema di oggi sono i “wanna be”.

– E che mi dite dello streaming? Come mai Gli Atroci non sono su Spotify?

– Gli Atroci non sono su Spotify perché… Perché il Metallo si diffonde in altri modi, più opportuni.

– E poi perché i Metallari comprano i CD!

– Meno male, almeno loro! A proposito di questo, gira voce che presto uscirà il nuovo album. È vero?

– Diciamo che siamo a buon punto con la pre-produzione. Speriamo di far uscire il nuovo disco entro l’anno.

– Ottima notizia! Volete lasciare qualche metallamento ai lettori di SulPalco?

– Il decimo! – esclama il Profeta. – Che è…?

– … “non rompete i coglioni”.

– Però! Brava, li hai studiati bene!

Dalla sala un vociare confuso diventa un urlo unanime: “ATROCI! ATROCI!”. Gli Atroci si scambiano un’occhiata, aprono la porta del camerino e scandiscono all’unisono: “PUBBLICO! PUBBLICO!”. È proprio ora di entrare in scena.

 

INFO:

Album: Gli Atroci (1999), L’Armata del Metallo (2004), Metallo o Morte (2009)

Web: http://www.gliatroci.com

Facebook: https://www.facebook.com/gliatrocigroup/

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