Category Archives: Sensazioni
Io e i Gomma Gomma’s
Ciao ragazzi, allora iniziamo con la prima domanda; perché questo nome?
Perché siamo i fratellini italiani dei “Me First and The Gimme Gimmes” e inoltre fa molto anni ’60
Voi avete scelto di suonare vecchie e famose partiture in una nuova chiave, da cosa è dipesa questa scelta?
I pezzi di quel periodo sono un sacco freschi e divertenti e l’idea di rivisitarli ci è subito piaciuta. E poi gli anni ’60 sono stati un bel periodo no? Basta guardare i film di Ezio Greggio!
BACKJUMPER – ‘Alter Ego’
.
Etichetta: Autoprodotto
Durata: 28 min.
Tracklist:
1. We it forget
2. The loudness of silence
3. Dust
4. 4
5. Slave song
6. Kickflip
7. Build your cage
8. Alter Ego
9. Stilen trust
10. Pepper machine (GOST SONG)
Per comodita’ potrebbero essere definiti una band “Nu-metal”; ma questo solo perché si vuole percorrere le scorciatoie delle menti umani trovando difficile inquadrare in pieno il sound di questo quartetto pugliese chiamato Backjumper.
La particolarita’ della band è basata sul trasmettere l’incisione dei gusti d’ascolto in pura pratica ed espressionismo; ma come tutti sappiamo nella musica non è facile trasmettere l’ascolto in pratica; ma cio’ e’ diverso per i Backjumper.
L’accostamento appena detto e’ rivolto sull’intero cd contenente numerose influenze che spaziano dal Nu metal al Punk, dal Metal all’HC creando un’ottima linea di crossover in varie sequenze.
Possiamo definire questo cd un vero e proprio album contenente 9 tracks (+ 1 gost song); battezzato nell’inizio del 2004 “Alter Ego” è un pugno d’acciaio per gli amanti del nu metal che tra potenza, ritmo e follia racchiude ideologie di suoni e aspirazioni a note band come System of a Dowun,Linea 77, Hatebreed, Machine Head, Deftones e Soul Fly.
Alter Ego si apre con un’ottimo intro (We can’t forget) che tra inconsci e viaggi vocali entra in un’atmostefa suburbana per dare spazio all’irrequieta “The loudness of silence” che sbalza tra riff decisamente thrash e idee nu metal dai numerosi accostamenti ai System of a down.
Si procede con Dust; a mio parere uno dei brani più originali e personali del cd, che si differenzia per il rap in italiano e per gli ottimi riferimenti alla nuova scuola HC newyorkese.
Continuando l’ascolto incontriamo “4” che insieme a “Kickflip” e “Alter Ego” danno la decisiva impronta dei System of a down; quest’ultimo (Alter ego) esprime la vera personalita’ della band.
Infine troviamo l’incisione di Mr. Cavalera e Soul Fly sulla devastante “Slave Song”; un ottimo brano d’impatto e di tanta potenza
“Alter Ego” mi risulta essere un buon album dotato, da produrre grazie alle numerose idee che la band elabora; decisamente l’ottima varieta’ del timbro vocale e’ in giusta armonia tra sezione ritmica e riff che nel complessivo propongono l’ottimo risultato di cui “Alter Ego” risulta essere.
Il mio apprezzamento verso i pugliesi buckjumper va all’ottimo groove e al giusto feeling che riescono a trasmettersi esplodendo fuori con un decisivo sound di pura rabbia e dolore!
horn beat -‘cerchio nero’
Il cd è stato registrato in 14 ore con 4 tracce + un’aggiunta di 4 pezzi live regitrati durante un loro concerto.Iragazzi avrebbero voluto più tempo a loro disposizione per curare al meglio il prodotto.Anche se la resa non è esattamente come volevano loro, i ragazzi si ritengono soddisfatti anche se avrebbero curato di + il mixaggio e i suoni.
Le tracce:
1)bruciato dentro
2)cerchio nero
3)senza fiato
4)instrumental
5)astro instabile(live)
6)mondi paralleli(live)
7)ibila(live)
La prima impressione che si ha ascoltando “cerchio nero”è quella di avere a che fare con dei musicisti professionisti non solo per la buona qualità di registrazione del lavoro, ma per la sicurezza che i quattro ragazzi dimostrano nell’ esecuzione dei pezzi specialmente quelli registrati in studio.
Sono infatti decisamente impalpabili e quasi inesistenti quelle piccole tracce di dilettantismo che potrebbero a buon diritto trovarsi nei primi lavori di un gruppo.
Suoni distorti e sporchi di tradizione seattleiana si sposano con echi di tradizione rock-italiana anni 90 in una resa originale e ben riuscita.
Anche i testi mi hanno colpito molto: belle liriche adattate in modo adeguato alle basi musicali anche se a volte lo stile molto”criptato”di Alessandro rende ardimentosa la decodificazione del messaggio.
Molto interessante è la traccia che dà anche il nome al lavoro:”cerchio nero”e anche quella a seguire:”senza fiato”in cui possiamo constatare come sia possibile per i 4 comunicarci qualcosa sia con suoni duri..che con atmosfere un pò più pacate.(pacatezza=concetto relativo).
Molto bella è anche la traccia strumentale(la n 4).
Per quanto riguarda le registrazioni live, i ragazzi sembrano essere affiatati anche almeno a livello di resa audio.Mi assumo la responsabilità di anticipare che è così anche a livello visivo, e spero di poterlo confermare presto assistendo ad un loro concerto.
Six la neve unplugged
Venerdi sera. Ore 23.15.Chacaranga di Vanzago.
Poco dopo la prima birra incominciano a salire sul palco i Six La neve. Occasione particolare in cui la band si esibirà
in una sessione acustica composta da tre chitarre e un percussionista. Partono le prime note e già da subito si percepisce il calore che questa band è in grado di trasmettere. Come se mi trovassi su di un tappeto volante, vengo trasportato all’ interno di questi suoni malinconici capaci di raggiungere il profondo della mente con i loro psichedelici intrecci ben strutturati e ottimamente eseguiti. Infatti risalta la capacita di tutti i membri di eseguire i brani con tecnica e sentimento senza che le due cose contrastino tra di loro. Alla voce si alternano a cantare Antonio e Alessio, donando un diverso sound alle canzoni a seconda di chi interpreta il brano. Nel primo caso le sonorità ricordano molto i tempi in cui gruppi come Pearl jam e Nirvana la facevano da padroni, mentre nel secondo si intuisce l’ influenza di Jeff Buckley e , a mio parere, la piu’ recente di Tom Yorke dei RadioHead. Comunque in entrambe le circostanze i due si comportano molto bene nel padroneggiare la loro voce. Ottime anche le prestazioni del chitarrista solista Riccardo, preciso nell’ esecuzione, e il percussionista bravo nell’arrangiamento delle sue parti che rendono piu’ rotonde le sonorità della band. Purtroppo il concerto non e’ durato molto e quando eseguono l’ ultimo brano rimango triste per non poter più ascoltare le loro eccelenti canzoni. L’ ultima è probabilmente la migliore e la più orecchiabile di tutte. Vivo su una nuvola è il suo titolo. In effetti rende proprio l’ idea di rimanere sospesi nell’ aria.
Complimenti ai Six la neve che a mio giudizio potrebbero essere una delle migliori band alternative italiane del momento e forse anche di più. A chiunque piacesse il genere grunge ,consiglio vivamente di andare ad un loro concerto.
Intervista a Daniele de L’onda d’urto
…l’onda d’urto è qualcosa che ti scaraventa verso l alto, sulla quale non hai controllo, che poi ti rispinge in basso..qualcosa contro cui non
lottare e contro cui alla fine ti arrendi…
E’ stata questa la risposta di Daniele quando gli ho chiesto da dove provenisse il nome del gruppo di cui fa parte come vocalist e ricopre il ruolo
di portavoce.Era una sera di luglio..me la ricordo bene è venuto fuori così ‘(continua lui), l’onda d’urto è’ il nostro suono..la nostra musica.
eravamo io e Carlo, mio grandissimo amico nonchè addetto alla drum machine e al computer (intanto un altro sorso alla sua birretta..)
..ci conosciamo da 12 anni..ma ci siamo rincontrati recentemente.è con lui che divido il 50 per cento del lavoro sulle basi e sui testi.
So che il progetto funziona anche per l’ amicizia che ci lega e la voglia di riuscire insieme a creare qualcosa di nostro.







