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Zuma – Passi distanti
Il demo contiene le seguenti tracce:
1) passi distanti
2) solo per sentire un pò
3) fiume in piena(wave)
Bonus
4) Sveglia
5) l’occhio del ciclone
Sulla scia del buon vecchio genuino rock italiano, gli Zuma hanno fatto veramente un buon lavoro.
Ascoltando” Passi distanti”a volte si ha la sensazione di essere tornati indietro nel tempo, ai primi anni 90 dove il rock italiano era puro e privo di influenze anglo/americane.Quello degli Zuma è un rock autentico.
Prima di essere gli Zuma e di creare pezzi propri, i ragazzi eseguivano cover di gruppi come Litfiba e Ligabue dei quali si sente un eco lontano ma decisamente ben rielaborato.
Il demo prende il via con la prima traccia “Passi distanti” che a mio avviso e uno dei pezzi più interessanti del lavoro nonchè il più energetico ed elettrizzante.
Anche la traccia numero 2 ha questa caratteristica ma per quanto riguarda questo pezzo, ciò che colpisce maggiormente è la linea vocale e la lirica che vanno di pari passo con la linea di chitarra creando un effetto quasi ipnotico.
Consiglio l’ascolto accurato anche del resto dei pezzi che, posso assicurare, sono curati in ogni minima parte e in ogni piccolo particolare.
Anche dal vivo i ragazzi li eseguono in maniera eccezionale ed è per questo che vi consiglio di andare a sentirli al più presto.Il sito renderà sicuramente nota ogni loro data, per ora posso dirvi che il 23 aprile saranno all’Alcatraz di Fiumicino.
Accorrete numerosi e parola di Bea, non ve ne pentirete.
Intervista via e-mail ai Franklin Delano
Eccoci,
iniziamo con una domanda che può essere “di rito”: come vi siete incontrati, quando avete iniziato a suonare insieme…parlateci di voi!
P: Ho passato molti anni lontano dalla musica. Per casi apparentemente fortuiti, la musica mi è ripiombata addosso all’improvviso. Ho ricominciato a sognare di suonare, e a comporre ballate. Nell’agosto 2002 ho iniziato ad arrangiare questi brani con un batterista, Luca. In ottobre siamo riusciti a incocciare in Marcella e il progetto ha preso una forma stabile. A febbraio 2003 Luca decise che nella vita non voleva fare il batterista. In band entrò Samuele. Con lui abbiamo registrato un demo che casualmente è diventato ora il nostro album di debutto. Ma i rapporti con lui si deteriorarono già dall’estate 2003. Alla fine del tour con Sin Ropas, al suo posto è subentrata Vittoria. Stefano si era già fatto vivo, ma Samu non l’ha mai voluto in band. Ora è parte integrante dei FD: finalmente un po’ di armonia e stabilità! Adesso c’è un furgone a tre posti in vendita, spargi la voce.
V: Io, dopo lo scioglimento dei Massimo Volume, avevo perso il contatto con la musica, con il suonare dal vivo. Probabilmente rimembravo l’enorme sbattimento da fare per suonare. Mi è però bastato sentire i Franklin che tutto s’è rimesso in circolo. Li ho incontrati perché con Marci c’è un rapporto quotidiano (viviamo nella stessa città e abbiamo gli stessi amici) e conosco Paolo da anni, anche se ultimamente l’avevo perso di vista…
M: Paolo mi ha proposto di suonare con lui nell’ottobre 2002, nonostante avessi già una band con Egle, Gianluca e Salvatore del Santo Niente, non ho potuto dirgli di no. I suoi pezzi mi hanno conquistato subito e la sua determinazione non permetteva un rifiuto!!
S: Io li ho sentiti suonare la primavera scorsa a Bologna e sono rimasto molto entusiasta per la loro musica e quello che stavano facendo. Così dopo poco ci siamo messi in contatto… ed ora eccoci qua.
Desdemona – Someday
Produzione : Daniele “Barny” Bagni
1) Someday 3:08
2) Stay 3:46
3) Heaven 4:08
4) Sign of our times 4:07
5) Just sitting here 3:42
Gli italiani sono famosi, tra le altre cose (positive), anche per la melodia. Mettete appunto il gusto melodico di quattro ragazzi modenesi, le corde di una cantante londinese molto brava, la produzione di uno che di rock italiano qualcosa ne capisce (Bagni, bassista già di Ladri di Biciclette e Litfiba, ora con Piero Pelù nella sua avventura solista) e avrete i Desdemona. E’ la seconda volta che ascolto e recensisco un loro lavoro. In questo “Someday” i pezzi risultano ancora più orecchiabili (facile ricanticchiare i refrain di “Someday” o “Stay”), senza però trascurare riff piuttosto presenti (e cito di nuovo “Someday”). “Heaven” e “Sign of our times” (forse il pezzo meno ispirato) svelano l’anima più rasserenata e intimista dei Desdemona. “Just sitting here”, col suo incedere classicamente rock’n’roll, chiude degnamente un lavoro ben fatto, nel quale però forse i nostri avrebbero potuto osare un po’ di più. Mi spiego: le qualità ci sono tutte, però a volte si ha l’impressione di ascoltare canzoni che avrebbero potuto scrivere tanti altri gruppi che si muovono all’ombra della macrodefinizione “rock’n’roll”. Il mio consiglio è di cercare un sound più originale e riconoscibile, un vero e proprio “marchio di fabbrica” del quintetto Desdemona. E’ vero, spesso si dice (e non con tutti i torti) che è difficile inventare qualcosa di nuovo, però provare a rielaborare una serie di input e ispirazioni è auspicabile, soprattutto per chi prova a emergere, distinguendosi.
Rodeo Clown – ‘Famous on mars’
ETICHETTA: On the Road – Music Factory
DURATA: 29:30
TRACKLIST:
1. Famous on mars
2. Borino saturday in a boring town
3. Tiger girl
4. Cheers bop
5. Wild wild turkey
6. Kill Paul Mc Cartney
7. toffee
8. Take me to the bar
9. Last college pary
10. Ten days alone
Simpaticissimi questi Rodeo Clown, che fanno un rock un po’ demenziale da colonna sonora del tipo Porky’s, ma decisamente energico e ben suonato.
Ti vien voglia di mettere a manetta lo stereo, cosa che ho fatto, e ne ho anche subito le conseguenze.sapete com’è con i vicini di casa, no?
Beh, con l’auto-play inserito il disco mi ha tenuto compagnia per un intero pomeriggio, permettendomi così di fare delle considerazioni precise.
Ho particolarmente apprezzato la tecnica con la quale questi ragazzi suonano, sembrano decisamente consumati e molto affiatati. Ho anche molto apprezzato il miraggio, che pure è fatto con molta cura.
Alcune incrinature le ho trovate però sulla voce, che a volte risulta poco graffiante rispetto allo stile potente complessivo. Non è qualcosa che si nota in tutte le tracce, infatti se si ascolta “Ten days alone” e “Take me to the bar”, le mie preferite, il tutto è molto ben calibrato.
Non posso dire molto di più, perché il Cd mi è arrivato senza biografia, foto e tutte quelle info che possono dare una chiave di lettura più completa.
Comunque è decisamente apprezzabile, sia per il ritmo che per il calore che emana.
Doppio Alibi – ‘Americanati’
ETICHETTA: On the Road – Music Factory
DURATA: 41:51
TRACKLIST: Autopruduzione
1. Mai più
2. Adesso che
3. Ricorda
4. Guarda
5. Angelo Blu
6. A volte capita
7. Ma domani
8. Viaggio senza meta
Eccoci ancora nel nostro underground con un gruppo che tecnicamente non ha nulla da invidiare a nessuno. “Rockettari” direbbe qualche “anziano”, ma si tratta di un rock che, suonato così, è solo bello.
Però c’è anche da dire che tante, troppe influenze contaminano i Doppio Alibi, dai Guns n’ Roses a Bon Jovi fino ad arrivare agli Aerosmith. E’ vero che non si sono presentati come una band originale, ma fa troppo stacco risentire acuti e cadenze alla Axel in lingua italiana, arrangiamenti che ricordano troppo “Patience” e via discorrendo.
Sono veramente dispiaciuto nel sentire e vedere -perché il cd è multimediale- chi con tanto talento riesce a de-personalizzarsi così. Più che altro, passatemi (e scusatemi) il termine, mi fa veramente incazzare.
Comunque ascolto una gran bella voce, accompagnata spesso da chitarre acustiche con variazioni che arrivano dal rock classico e dalla fine degli ottanta, ed un’ottima batteria.
E’ un lavoro che, preso sotto il profilo tecnico, farebbe veramente imbarazzare qualche “pezzo grosso”.senza esagerare.
Veramente bravi, ma il mio vero consiglio è quello di canalizzare le energie nel trovare uno spazio ben definito nel contesto musicale odierno, esprimere la rabbia e la grinta tramite una scelta di stile ben precisa.
Non me ne vogliano i Doppio Alibi, ma potrebbero veramente fare qualcosa di grande.







