Category Archives: Sensazioni
Fòua – Municipale Balcanica
Valutazione: 8/10
Non Abbiate paura, quando ascolterete questo primo album della band Pugliese, se il vostro dito mignolo inizierà ad oscillare da solo seguito a ruota dal vostro busto e dalla vostra testa e se le vostre gambe inizieranno a farvi saltare all’impazzata. Non c’è bisogno di chiamare la neuro. Lasciatevi trasportare e sentitevi più leggeri. E’ questo l’effetto che fa Fòua, un album che vi farà viaggiare dai balcani alla turchia, dalla bulgaria al profondo oriente e che ripercorre i più svariati generi musicali dall’yiddish al klezmer, dal folk al jazz senza mai perdere di vista la nostra tradizione popolare.
Per render meglio l’idea, immaginatevi il miglior Capossela che canta con Bregovic accompagnati dagli Aretuska e immaginateveli tutti ubriachi persi.ecco avete quasi capito com’è l’album della Municipale Balcanica.
Fòua è eleganza, passione e profondità. Il collettivo e l’improvvisazione sembrano essere la colonna portante del gruppo che non risulta mai prevedibile e arriva dritto al cuore di chi ama la musica con la M maiuscola.
Valeria Vaglio
Arie acustiche e atmosfere dalla forte sensualità. Valeria ammalia e penetra con la sua voce, cullata con sapienza dagli accordi (semplici ma efficaci) della sua chitarra. Questo suo lavoro autoprodotto è un bell’assaggio di come si possa coinvolgere senza fare abuso di tecnologie e senza comporre brani pomposi arricchiti da suoni e strumentazioni affollate. La preparazione e il talento di Valeria (passata anche attraverso lo studio di musicalità arabe e africane) emergono alla luce delle cinque tracce del demo, cinque piccoli episodi che hanno la grande capacità di rendersi orecchiabili già al primo ascolto nonostante la loro incessante essenzialità. Suoni delicati, vocalità espressive e la certezza (la mia) che Valeria non si fermi qui, ricercando con il tempo nuovi spunti e nuove forme espressive … sicuramente un forte valore aggiunto, in una Italia dove la nuova musica femminile pare purtroppo essersi arenata alle diverse cloni (soliste o in gruppo) di Carmen Consoli. Per la giovane cantautrice barese questo demo è sicuramente un ottimo biglietto da vista, lasciandoci la curiosità di poter ascoltare in futuro le sue composizioni anche in una versione non esclusivamente acustica.
Verlaine – Saprò fare l’inchino perfetto
Il cd dei Verlaine lascia veramente a bocca aperta.
Sarebbe fin troppo facile discernere sull’accordo un pò più così, sulla linea vocale un pò più colà, ma non lo si può fare per un prodotto dei Verlaine. Va preso così com’è, e così com’è è fantastico.
Appena ho avuto il cd, li ho ascoltati 4 volte di fila, questi 21 minuti e 44 secondi, maledicendo l’orologio perchè ormai erano le 3 di notte e si deve andare a dormire che domani si lavora, perchè avrei voluto ascoltarlo ancora.
Parimenti riduttivo tentare di recensire qualcosa che ti parla così intensamente di quella che è stata anche la tua vita, i tuoi rimpianti, la moltitudine di “Havana” e bicchieri di vino rosso, tra un improbabile uomo sobrio e un post-it sulla porta.
I Verlaine non sono indie, non sono rock, non sono pop, non sono commerciali nè alternativi. Sono quelli che ancora sanno farti venire la pelle d’oca con i loro pensieri da bar, sporcati qua e là da qualche passione passata/presente/futura che affiora e ti distrugge ogni certezza. Sono quelli che il la minore è l’accordo perfetto. Sono quelli che ti parlano di lenzuola blu e sanno ancora unire l’utile al dilettevole. Proprio come il loro disco. Utile a capire che la musica è ancora cuore, puro diletto per lo spirito. Un inchino.
THE MIRRORS – The Great Illusion
Uno specchio che ci rivela tanti dettagli che sono dietro di noi, ma che non rispecchia la nostra immagine. Questa è la grande illusione, per THE MIRRORS. Almeno da quanto emerge dalla copertina del loro THE GREAT ILLUSION, album autoprodotto uscito alla fine dello scorso luglio.
Peccato però che la prima ILLUSIONE che mi sovviene sia quella di ascoltare un album degli Oasis.
Ora mi chiedo: un gruppo che ha avuto tante esperienze, di ogni tipo, e che per anni si è confrontato con tanti artisti, musicisti, persone, luoghi (come emerge dal loro curriculum)… Come può fare a scrivere dei brani così strettamente legati (avvinghiati…) ad un gruppo tanto da sembrarne la copia?
Detto questo (che non è poco…), il disco suona abbastanza bene, come ogni disco brit è gradevole all’ascolto, anche se in questo caso sento un po’ troppi effetti di riverbero che a lungo andare possono dar fastidio e un atteggiamento compositivo poco creativo, nel senso che molto spesso si comincia con un giro di accordi che si propone per tutta la durata dei brani. Brani che in quest’album hanno la durata media di 6 minuti, unica caratteristica che distacca THE MIRRORS dal brit, visto che (giustamente) nella tradizione inglese di questo filone i brani difficilmente sono così lunghi.
Ci sono comunque delle tracce interessanti che vorrei segnalare:
La numero 2, “Sterevision dream” che evoca a tratti i Verdena, e che mi sembra il brano più riuscito; la traccia numero 6, “Hometown”, un inno nazionale alla patria amata, che ha un ritmo notevole ed entra facilmente in testa; la traccia numero 12, “Living Mask”, ironica ballata quasi country.
Insomma, THE GREAT ILLUSION è un prodotto su cui si è lavorato tanto e che suona bene, si ascolta in maniera abbastanza gradevole, ma dà la chiara impressione che il gruppo non abbia ancora una propria identità. Ragazzi, datevi da fare!
Arecibo "Audiosfera"
Gruppo Lombardo che ama fondere sonorità rock a quelle più meramente pop, con incursioni in atmosfere sognanti e delicate. Gli Arecibo confezionano questo bel disco suonato, arrangiato e registrato con perizia che mette in luce ambienti sonori cari in alcuni tratti agli Ustmamò di fine anni 90. Convince questo viaggio a tratti rumoroso e a tratti riflessivo, un lungo percorso raccontato dalla convincente Marilena (vocalist dal cantato incisivo che involontariamente finisce in alcuni versi per riprendere lo stile della Donà) accompagnata con intelligenza dall’utilizzo di strumenti etnici che rendono ancora più esclusiva la sonorità del disco. “Audiosfera” lo sento quindi come un buon prodotto pop, un bel biglietto da vista che esce dagli schemi del rock-grunge (tanto di moda tra le nuove leve) per proporre un lavoro più personale e sicuramente più riflessivo e che espone all’attenzione degli addetti ai lavori una band matura e conscia delle proprie potenzialità. Non a caso gli Arecibo hanno all’attivo una intensa attività live culminata con l’apertura del concerto di Elisa a Prato della Valle di Padova e con la partecipazione a “Voci per la libertà” (compilation di Amnesty International).









