THE MIRRORS – The Great Illusion

Uno specchio che ci rivela tanti dettagli che sono dietro di noi, ma che non rispecchia la nostra immagine. Questa è la grande illusione, per THE MIRRORS. Almeno da quanto emerge dalla copertina del loro THE GREAT ILLUSION, album autoprodotto uscito alla fine dello scorso luglio.
Peccato però che la prima ILLUSIONE che mi sovviene sia quella di ascoltare un album degli Oasis.
Ora mi chiedo: un gruppo che ha avuto tante esperienze, di ogni tipo, e che per anni si è confrontato con tanti artisti, musicisti, persone, luoghi (come emerge dal loro curriculum)… Come può fare a scrivere dei brani così strettamente legati (avvinghiati…) ad un gruppo tanto da sembrarne la copia?
Detto questo (che non è poco…), il disco suona abbastanza bene, come ogni disco brit è gradevole all’ascolto, anche se in questo caso sento un po’ troppi effetti di riverbero che a lungo andare possono dar fastidio e un atteggiamento compositivo poco creativo, nel senso che molto spesso si comincia con un giro di accordi che si propone per tutta la durata dei brani. Brani che in quest’album hanno la durata media di 6 minuti, unica caratteristica che distacca THE MIRRORS dal brit, visto che (giustamente) nella tradizione inglese di questo filone i brani difficilmente sono così lunghi.
Ci sono comunque delle tracce interessanti che vorrei segnalare:
La numero 2, “Sterevision dream” che evoca a tratti i Verdena, e che mi sembra il brano più riuscito; la traccia numero 6, “Hometown”, un inno nazionale alla patria amata, che ha un ritmo notevole ed entra facilmente in testa; la traccia numero 12, “Living Mask”, ironica ballata quasi country.
Insomma, THE GREAT ILLUSION è un prodotto su cui si è lavorato tanto e che suona bene, si ascolta in maniera abbastanza gradevole, ma dà la chiara impressione che il gruppo non abbia ancora una propria identità. Ragazzi, datevi da fare!