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MONDAY ON TV
MONDAY ON TV “Something Said For The Future” info@mondayontv.net Disarmante l’intensità che emana questo album, i pesaresi Monday On Tv hanno un sound inglese, ma con qualche deviazione verso un grunge melodico. “Something Said For The Future” è il lavoro realizzato in co-produzione con la Red House Recordings e vanta sicuramente una resa ottima all’orecchio anche di un ascoltatore distratto. La produzione del disco è stata affidata ad Antonio Piazza e al momento le trattative di produzione sono con Load Up Records, giovane etichetta già piuttosto attiva alla ricerca di realtà underground italiane. Alla voce di Claudio Donzelli non si rimane certo indifferenti, potente, precisa, seducente, capace quindi di emozionare e di farsi apprezzare con le sue tinte inglesi nelle note alte e con una voce “nera” nelle note basse. Le atmosfere britanniche che si respirano rendono fluttuante il sound dei Monday On Tv, sporadiche chitarre americane “violentano” il loro sound che rimane, in ogni modo, sempre melodico e easy listening. Senza inventare nulla di nuovo la band confeziona un prodotto davvero ottimo sia tecnicamente che nella scrittura musicale, la cigliegina sulla torta è rappresentata da una voce davvero bella che si ritaglia uno spazio importante nell’ascolto dei brani. Come non rimanere affascinati da “Down for days”, bella e dal ritornello canticchiabile, dalla malinconia di “Another face” (bel testo) o di “Again”, splendida l’atmosfera sognante di questa composizione. Ancora ottime “Black Collier”, cantata metà in inglese, metà in italiano, l’indie di “Tomorrow”, il punk rock di “Bastard Inside” e il grunge di “Just A Minute”. Diverse cose dell’album si fanno apprezzare, nulla di innovativo, non certo un ascolto complicato, ma ottima musica contagiosa e sognante, chissà magari un cantato in italiano basterebbe a dar maggiore personalità alla musica della band, ma la padronanza inglese della voce soddisfa appieno e non ci sono discussioni sul fatto che questa è un’ottima realtà italiana!
OSSIAN – ECFORIA
Tra le note stampa leggo: “Noisy assault of violent groovy metal”.insomma rumore e violenza sonora sì, ma perfettamente controllata.
La title-track “Ecforia” ci scaraventa nel mondo claustrofobico e allucinato dei pugliesi Ossian, autori di un debut-cd che non ha lasciato nulla al caso, a partire da artwork e package altamente professionali, a finire a suoni limati con perizia certosina.
Distorsioni di stampo autenticamente metal si intrecciano senza perplessità alcuna con innesti elettronici, rumori di fondo, ritmiche spesso forsennate e vocalizzi straziati.
Scorrendo le tracce di questo lavoro si notano richiami thrash, death, noise-core, impennate post-metal e, a rendere i suoni meno prevedibili, aperture dark e gotiche (“Insekt”).
La tecnica individuale è notevole, l’insieme davvero convincente, sono certo che lo spettacolo live degli Ossian risulterà granitico e di grande impatto.
Non è la prima volta che torno sulla questione: tante bands del sud Italia, teletrasportate come per incanto a Milano o Bologna, metterebbero le ali in un batter d’occhio.
Qui, allora, bisogna insistere, non mollare mai.
YO YO MUNDI – ALLA BELLEZZA DEI MARGINI
Dei piemontesi Yo Yo Mundi mi ha da sempre colpito la capacità di fondere impegno ambientalista e sociale, mai arreso alle lusinghe di facili e vacui slogan, con intimismo commovente e pregnante.
Dopo l’affascinante esperimento musical-cinematografico di “Sciopero”, la band di Paolo Archetti Maestri produce “Alla bellezza dei margini”, titolo che fa riferimento alla preziosità delle cose troppo spesso trascurate perché silenziosamente fragili e discrete.
Sin dalla prima canzone (“Dio è triste”) si capisce che il folk-rock degli Yo Yo Mundi è vivo, vitale ed elegante. Come eleganti e suggestive sono le liriche dell’Archetti Maestri, perfette nell’incastonarsi in melodie ora rallentate, a tratti struggenti, (“Alla bellezza dei margini” e “Profumo”), ora vivacissime (“Uh uh ah ah” e “Invano proteso in tuffo”). Non mancano testi arguti e pungenti, puro sarcasmo nei confronti dei miopi padroni del mondo (“Ambaradan”).
Con sempre maggiore frequenza (e impotenza) si sente parlare della necessità di considerare la musica non più come un bene di lusso (quindi con un’I.V.A. esageratissima), bensì come miracolosa espressione di concetti quali arte e cultura: ascoltando dischi come questo verrebbe voglia di urlare al mondo tutto l’incanto di questo miracolo.
Cadabra, “Sound Moquette”
Leggendo la biografia dei Cadabra di Gioia del Colle (BA) rileva immediatamente un’intensa attività live in giro per il centro-sud Italia, a supporto del loro primo cd “Sound moquette”. E questo lavoro effettivamente merita profonda attenzione. Ci troviamo di fronte a 8 pezzi assai curati nei suoni e nell’esecuzione.
Le canzoni richiamano alla mente Depeche Mode, Cure, Sound.vestendosi però di spunti elettronici più attuali.
Si inizia con “Santa Monica” e l’ascoltatore è portato per mano nel mondo vellutato dei Cadabra: quasi 9 minuti di atmosfere soffuse ed eteree, ingentilite da una voce impeccabile.
“Luna”, “Blooms” (gran pezzo) e “Planet honey” risultano invece ritmicamente più sostenute e forti di ritornelli orecchiabili e piacevolissimi.
A seguire si passa dalla chitarra acustica di “Kissing” alla dance di “The Jesus I need”, prima di imbattersi nella bellissima “A thousand suns”. Chiude “Love target”, e idealmente si ritorna alle atmosfere di “Santa Monica” dalle quali si erano prese le mosse.
Limite evidente dei Cadabra è la loro collocazione geografica: probabilmente in qualche città del nord Italia i percorsi sarebbero facilitati e le prospettive più a portata di mano.




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