Author Archives: SulPalco.com
LO SCATOLINO SPORCO – ‘Lo scatolino sporco’
Etichetta: Autoprodotto
Durata: 26 min.
Tracklist:
1. Blueberry
2. No free choice
3. See you.maybe
4. Aquatic Incongruity
5. Why
Quintetto nato nella primavera del 2001 con netta ispirazione nu-metal e pure influenze provenienti da vari contesti rock,funk e ambient.
Il nu-metal presentato dagli Scatolino Sporco è una fusione di tutte le attuali nu-metal bands che assalgono tale circuito; ed è proprio questo il punto cruciale della band: saper ruotare,fondere e innescare l’energia di band come Korn,System of a Down, At the drive-in, Faith no more, Soulfly , Rage against the machine in un unico essere appunto “Lo scatolino sporco”.
Questa particolarità della band è riscontrabile in tutte e cinque le tracce che partendo da “Blueberry” si divide in corpi slanciandosi da una parte tra nu-metal, rock e funk, dall’altra in atmosfere ambient con chitarre e tastiere soft.
“No free choice”, “See you.maybe” e “Aquatic Incongruity”e “Why” sono l’esempio evidente del miscuglio delle varie nu-metal bands di cui ho accennato precedentemente. L’idea di miscuglio è ben pensata e gradevole; in quanto ogni brano si slancia in parti vocali e cori che saltano in tali bands; mentre il “tutto” è sempre ruotato da un’ottima sezione ritmica dall’influenza funk e da chitarre taglienti e ritmiche.
RED HOUSE BLUES REVUE
Red House Blues Revue deriva della collaborazione tra David Lenci, apprezzato ingegnere del suono presso il Red House Recordings e Sean Meadows mente chitarristica dei June of 44. Il risultato è questo “Essential Ordinary Revolutions” secondo disco dei Red House Blues Revue (il primo uscii nel 2002 per Gammapop) che nella line up comprendono anche i Laundrette, ovvero Marco Carlini, Lucio Febo e Massimo Bartera. Registrato al Red House Recordings (e dove altrimenti) dallo stesso Lenci e da Andreas Venetis, il disco in questione disegna trame chitarristiche graffianti, con sonorità che avvolgono il pensiero ed abbracciano qualsiasi cosa ostacoli la propria diffisione nello spazio chiuso. Un disco intenso che va sparato a volume alto per esser conquistati dal suono pieno e vorticoso delle chitarre prevalentemente blues, un blues malato e contaminato, tremendamente coinvolgente. Chitarre intense e vibranti che sanno sia cullare che graffiare mantenendo una propria unicità nel suono. Il mainstream è qui lasciato da parte, segna il passo la propria voglia di esprimersi, senza fronzoli, lasciando che le mani scivolino sulla chitarra e creando un vero e proprio alone sonico che rapisce fin dai primi ascolti. Le canzoni più immediate sono “Brooklyn#42” e “Broken Machine” (dei quali sono già stati girati i video-clip) dove la costruzione musicale mostra strutture vicino alla classica forma canzone e l’atmosfera si fa più asciutta mantendo, in ogni modo, gli attributi di questa band. A mio avviso la vera perla del disco è quella “Fallin’ Star” malinconicamente intensa, con voce sporca e carica di una consapevole tristezza di fondo e con una cadenza molto scura nell’atmosfera creata. Non posso dimenticare l’abbraccio iniziale dell’opener “In The Stoner House”, strumentale e splendida, fantastico l’intreccio chitarristico e la sezione ritmica che introducono la più ritmata “Gumshoe”, citazione particolare per “Inamorata”, la più positiva del lotto, quasi alla Dinosaur Jr sia per l’allegra cadenza chitarristica, sia per le voci sbilenche che accompagnano il bellissimo brano. Un disco che lascia il segno per l’intensità delle atmosfere prodotte.
Fabio Igor Tosi
igor.tosi@libero.it
DEVOCKA
Succede spesso che band al loro esordio mostrino mancanza di personalità e scarsa originalità. I Devocka, band ferrarese nata nel 2003, cercano di non cadere in questa trappola con una ricetta del tutto personale. Varie sono le influenze che scorrono tra le 5 tracce del loro ep d’esordio. Non mancano echi del sound che ha reso Seattle il centro della musica rock negli anni ’90. A volte affiorano ricordi del pionieristico rock italiano uniti all’urgenza e alla rabbia del punk. Il tutto mescolato ad un senso teatrale, ben incarnato dalla bella voce del cantante Igor che spesso declama in maniera passionale testi in rima baciata. Questa alchimia sonora permette in effetti ai Devocka di risultare difficilmente catalogabili e di proporsi in maniera alquanto personale. A favore dei ferraresi gioca inoltre il fatto di aver effettuato una registrazione di buona qualità che fa risaltare la preparazione e le doti tecniche dei vari componenti. La band mostra anche di saper comporre canzoni gradevoli come la punkeggiante “Insane” e “Marzo”, vera perla di questo ep, impreziosita da un controcanto di voce femminile che avrebbe meritato almeno una citazione tra le note di copertina. Tirando le somme, un esordio con molte luci e poche ombre questo dei Devocka, che sembrano aver imboccato da subito la strada giusta da seguire per un roseo futuro.
Rocco
radioseattle@virgilio.it
SUM – Suoni universitari in movimento
To traùdi tos traudiò – Athanaton
Stand by- Therésè & Isabelle
Re-flash – F. De Santis
Little Phone Girl – Blemio
E questa è la vita – Intersonos
What’s goin’ on – Psycho Sun
Profumi e lacrime – Caotica
Rebellion – Anek
D’aria – Insintesi
Principe e fiore – Mon ame
Sotto shock – Sonar
Dopo due secondi – A. Frisino
Come cera – Evagarde
Tiny syd – Zoiberg
Shquiptalia – Mas Mas
Pregevole intento quello di SUM – suoni universitari in movimento, nuova compilation che raccoglie alcuni tra i migliori gruppi che abbiano almeno il 50% della formazione iscritta all’università di Lecce. L’intento, appunto, è quello di dar voce (come poche volte accade) a quelle realtà un po’ nascoste ma evidentemente valide, inserendole in un “prodotto” che può essere ben distribuito. Scatta anche la standing ovation se pensiamo che si è voluto privilegiare le realtà autoprodotte, perché sono “un medium sociale vero e sincero, non regolato da logiche di mercato”.
Detto questo, poi ci si deve solo addentrare nell’ascolto di SUM. Le 15 tracce della compilation sono (ma forse non potevano non esserlo) un po’ dispersive. Non si ha l’impressione di ascoltare un lavoro unitario (ma può essere una prerogativa di ogni compilation), e questo incide soprattutto sul primo ascolto, mentre dal secondo in poi, presa confidenza con l’ambiente, si può tastare con facilità le composizioni più meritevoli, alcune davvero molto interessanti (e a tal proposito non posso non citare Little Phone Girl dei Blemio, e i brani di Therésè e Isabelle e Intersonos).
Insomma, un ottimo proposito sicuramente da emulare in più numerosi progetti, e un cd che si può tranquillamente ascoltare nei momenti non maggiormente pretenziosi della nostra quotidianità.
P.S. Vietata la vendita, favorita la riproduzione.
DAMIEN – LET US PRETEND WE ARE KINGS
Cd autoprodotto
1) Emoticons 5:26
2) The_leg 1:32
3) Egyptian dance 4:35
4) Black rain planet 5:05
5) Aphorism 00:50
6) Rupture farm 3:28
7) Atrofizzazione 3:56
8) Silent hill 3:46
9) Matusalem 1:22
10) Always wear a pretty shirt 4:10
11) Human nature 6:35
Arrivano dritte alle orecchie le sferzate elettriche, le urla soniche e le pulsioni ritmiche scatenate dai pesaresi Damien. Il cd si apre con la tranquilla “Emoticons” che tuttavia cresce a dovere fino a lasciare spazio agli sporchi riff rock della brevissima “The_leg” e all’irruenza maledettamente coinvolgente di “Egyptian dance”. Qui la voce penetra l’ascoltatore trascinandolo in una spirale heavy rock che però non perde mai di vista un’efficacissima melodia. Il punto è che i Damien risultano assolutamente convincenti nelle tracce pù distorte e serrate (“Rupture farm”, “Atrofizzazione”, “Matusalem”…), un po’ meno quando si tratta di confrontorsi con cantati soffusi su melodie rallentate e dilatate. Non voglio dire che un brano come “Black rain planet” non sia valido ma che probabilmente i Damien, pur non potendosi definire propriamente originalissimi, esprimono la loro foga affascinante e istintuale quando possono lasciarsi andare in frastuoni nervosi e scatenati. Complimenti, “Let us…” è un bel lavoro e tale affermazione acquista ancor più valore se si considera che i Damien lo hanno confezionato in sole 30 ore (mixaggio incluso!).








