OSSIAN – ECFORIA

Tra le note stampa leggo: “Noisy assault of violent groovy metal”.insomma rumore e violenza sonora sì, ma perfettamente controllata.
La title-track “Ecforia” ci scaraventa nel mondo claustrofobico e allucinato dei pugliesi Ossian, autori di un debut-cd che non ha lasciato nulla al caso, a partire da artwork e package altamente professionali, a finire a suoni limati con perizia certosina.
Distorsioni di stampo autenticamente metal si intrecciano senza perplessità alcuna con innesti elettronici, rumori di fondo, ritmiche spesso forsennate e vocalizzi straziati.
Scorrendo le tracce di questo lavoro si notano richiami thrash, death, noise-core, impennate post-metal e, a rendere i suoni meno prevedibili, aperture dark e gotiche (“Insekt”).
La tecnica individuale è notevole, l’insieme davvero convincente, sono certo che lo spettacolo live degli Ossian risulterà granitico e di grande impatto.
Non è la prima volta che torno sulla questione: tante bands del sud Italia, teletrasportate come per incanto a Milano o Bologna, metterebbero le ali in un batter d’occhio.
Qui, allora, bisogna insistere, non mollare mai. [Read more...]

FUSE – PROMO ’02

Da San Vito dei Normanni (BR) una band davvero interessante, connubio piacevolissimo di melodia ed energia rock. Tre pezzi curati nei suoni e negli arrangiamenti con l’impeccabile voce di Vito D’Agnano sempre in evidenza.
“Nuove realtà” e “Un giorno da star” lasciano trasparire le qualità dei cinque ragazzi, tutte rivolte a disegnare traiettorie musicali accattivanti ed efficaci ritornelli supportati dai cori di Massimiliano Deluca ed Enzo Ardone. Ma è con “Sfiorando l’aria” che i Fuse esaltano il loro talento e la loro propensione alla melodia irrobustita da distorsioni ariose e coinvolgenti: mi tornano alla mente i disciolti Scisma (cito “L’equilibrio”, per dare un’idea) e le soluzioni vocali di Benvegnù.
Sarebbe interessante valutare i Fuse attraverso un lavoro di studio incentrato su almeno cinque-sei pezzi perché, se le premesse sono queste (premesse ampiamente confermate dal live cui ho assistito allo Stop Over di Giovinazzo il 21 marzo scorso, in occasione del festival A.S.P.), San Vito dei Normanni sarebbe solo la tappa iniziale di un lungo e meritato viaggio. [Read more...]

Nord Wind, Bari, giovedì 13/3/2003

Presente gente per una sessantina di unità stasera al Nord Wind di Bari per assistere alle esibizioni live di Skill e Aye Davanita, due tra i gruppi ultimamente più attivi e interessanti nella scena barese.
Apre la band dell’ex Teclo Tiziana e siamo di fronte a un post-rock maturo e davvero ben eseguito. L’alternanza di melodie fascinose e sferzate distorte rendono la proposta accattivante.
I riferimenti degli Aye Davanita sono Afterhours in Italia e Pearl Jam all’estero: nel cantato sono più vicini ai primi (anche se non si producono nelle divagazioni ormai consuete per la band di Agnelli), nella fedeltà a oltranza per un rock’n’roll a tutto tondo sono invece assai affini ai secondi.
Ho scambiato quattro chiacchiere con Michele degli Aye Davanita e con Tiziana degli Skill.

Allora, Michele, parlaci un po’ degli Aye Davanita.
Nasciamo alla fine del 1988, il nostro background affonda le radici nel rock americano, iniziamo a suonare cover, soprattutto degli Afterhours, e a cambiare formazione. E’ stato difficile trovare un bassista qui a Bari, dove la cultura dell’indottrinamento musicale, del virtuosismo tecnico e dei conservatori è molto forte: noi avevamo bisogno di un basso lineare. Abbiamo vissuto la terribile esperienza di Sanremo rock: non è un luogo adatto a chi crede nella musica come libera espressione. Tutti i gruppi erano commerciali e avevano basi campionate. I criteri di valutazione dei gruppi erano discutibili. Si distrugge un sogno.
Cosa vi aspettate da una serata come questa, suonando nella vostra città?
La nostra è una necessità fisiologica. Se non suoniamo stiamo male. Non è una questione economica. Per adesso non si vede una lira. Qui a Bari suoni come puoi, ci sono mille difficoltà. C’è pochissima volontà di investire nella musica. Mai rassegnarsi e vivere le delusioni in modo troppo drammatico. Noi e gli altri gruppi emergenti dobbiamo rompere i coglioni finchè non diventiamo vecchi. Dobbiamo svegliare questa città. Il sindaco poco si interessa a questo mondo. Ha fatto diventare Bari vecchia un piccolo teatrino per pochi eletti. Si ignorano altre realtà molto interessanti perché non pubblicizzate. Bari vive ancora in un’apertura non completa verso il rock e pop, verso i generi non proprio tecnici. Primeggia il jazz e la musica elitaria.

E per il futuro?

Suonare, suonare, suonare e dividersi tra passione e lavoro. Sono arrivato a 26 anni e non mollo, non mollo più. “Apnea” è il nostro ultimo cd: 8 canzoni autoprodotte e autodistribuite.


Dunque, Tiziana, cosa ti resta dell’esperienza dei Teclo?
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YO YO MUNDI – ALLA BELLEZZA DEI MARGINI

Dei piemontesi Yo Yo Mundi mi ha da sempre colpito la capacità di fondere impegno ambientalista e sociale, mai arreso alle lusinghe di facili e vacui slogan, con intimismo commovente e pregnante.
Dopo l’affascinante esperimento musical-cinematografico di “Sciopero”, la band di Paolo Archetti Maestri produce “Alla bellezza dei margini”, titolo che fa riferimento alla preziosità delle cose troppo spesso trascurate perché silenziosamente fragili e discrete.
Sin dalla prima canzone (“Dio è triste”) si capisce che il folk-rock degli Yo Yo Mundi è vivo, vitale ed elegante. Come eleganti e suggestive sono le liriche dell’Archetti Maestri, perfette nell’incastonarsi in melodie ora rallentate, a tratti struggenti, (“Alla bellezza dei margini” e “Profumo”), ora vivacissime (“Uh uh ah ah” e “Invano proteso in tuffo”). Non mancano testi arguti e pungenti, puro sarcasmo nei confronti dei miopi padroni del mondo (“Ambaradan”).
Con sempre maggiore frequenza (e impotenza) si sente parlare della necessità di considerare la musica non più come un bene di lusso (quindi con un’I.V.A. esageratissima), bensì come miracolosa espressione di concetti quali arte e cultura: ascoltando dischi come questo verrebbe voglia di urlare al mondo tutto l’incanto di questo miracolo. [Read more...]

Cadabra, “Sound Moquette”

Leggendo la biografia dei Cadabra di Gioia del Colle (BA) rileva immediatamente un’intensa attività live in giro per il centro-sud Italia, a supporto del loro primo cd “Sound moquette”. E questo lavoro effettivamente merita profonda attenzione. Ci troviamo di fronte a 8 pezzi assai curati nei suoni e nell’esecuzione.
Le canzoni richiamano alla mente Depeche Mode, Cure, Sound.vestendosi però di spunti elettronici più attuali.
Si inizia con “Santa Monica” e l’ascoltatore è portato per mano nel mondo vellutato dei Cadabra: quasi 9 minuti di atmosfere soffuse ed eteree, ingentilite da una voce impeccabile.
“Luna”, “Blooms” (gran pezzo) e “Planet honey” risultano invece ritmicamente più sostenute e forti di ritornelli orecchiabili e piacevolissimi.
A seguire si passa dalla chitarra acustica di “Kissing” alla dance di “The Jesus I need”, prima di imbattersi nella bellissima “A thousand suns”. Chiude “Love target”, e idealmente si ritorna alle atmosfere di “Santa Monica” dalle quali si erano prese le mosse.
Limite evidente dei Cadabra è la loro collocazione geografica: probabilmente in qualche città del nord Italia i percorsi sarebbero facilitati e le prospettive più a portata di mano. [Read more...]