Category Archives: Sensazioni

Lost Dream

Presentatevi
Ciao. Sono Enza, voce e chitarra dei Lost Dream ed ho 22 anni.
Salve a tutti, sono Gigi, batterista del gruppo, ventunenne.
Io sono Domenico, suono il basso ed ho 24 anni.

Come mai questo nome? Cosa sta ad indicare?
Il nome Lost Dream l’abbiamo scelto perché sta ad indicare un particolare periodo della nostra vita, in cui ci siamo ritrovati di fronte alla cruda realtà di un progetto musicale finito male, grazie al quale però poi abbiamo rimesso in discussione la nostra voglia di musica. [Read more...]

BIORN, VICLARSEN, ABULICO, INVISIBLES, NIANDRA e NORMAVANA, DOBACARACOL

<BIORN – VERSO NORD
Nell’approcciarsi all’ascolto di un disco alle volte può capitare che, sommersi da una pioggia tempestosa di catalogazioni ed etichette, si corra il rischio di perdere di vista il concetto più basilare e diretto che ci possa essere: la bellezza delle canzoni. I romani Biorn, con “Verso nord”, forniscono un ottimo argomento per rafforzare tale riflessione. 5 bellissime canzoni, dalla melodia accattivante eppure mai scontata, con punte di vera e propria estasi sonora (“Verso nord”, “Nero”). Per gli inguaribili maniaci del “ma a chi assomigliano?”, potrei citare l’Angelini di “Respira”. Ma parliamo dei Biorn: apprezzabilissima la perizia con cui i Biorn impostano i bridge/refrain nella struttura compositiva, molto efficaci gli intrecci vocali e le chitarre acustiche ora portanti, ora sullo sfondo, ottime le distorsioni che definirei, paradossalmente, morbidissime. E poi, quel refrain di “Verso nord” che solleva dal suolo e ti porta lontano…
VICLARSEN – TRASPORTO
Esce per PmA records il secondo lavoro dei savonesi Viclarsen, registrato da Simone Filippi degli ormai sciolti Ustmamò, produzione artistica targata Olivier Manchion (Ulan Bator). L’attacco è affidato ad una chitarra acustica alla Springsteen/Pearl Jam, cui fa da contrappunto una solista elettrica sognante, pian piano sempre più claustrofobica e ciclica. E da subito si apprezza la cura dei suoni. Ma è con la seconda traccia, “50 corone”, che il pathos sgomita e si dibatte, tra echi di Massimo Volume, Santo Niente e Kleinkief, fino a sfociare in accenti quasi country-blues (ma alla maniera degli Uzeda), incipit per “Madame p”, brano sul cui magma noise si eleva la voce vibrante ed evocativa dell’ospite Patrizia Oliva. Si prosegue così, con un sound che farebbe la gioia di Steve Albini, Alec Empire (“Bandoneon”) e Les Claypool (“Rimane”, “Tre nuove stanze per la notte”) e che alle volte occhieggia alle atmosfere affrescate dai rimpianti Bartok. Un disco fitto di nervi ed elettricità.
ABULICO – DEMO
I quattro ragazzi degli Abulico, da Napoli, propongono una formula che prova a coniugare brit-pop, rock ed emo-core. L’aspetto più “delicato” di questa miscela si avvantaggia senz’altro della voce di Alessandro, timbrica alta, sicura e pulita (“Raining down””). Cambiano le atmosfere in “Feel” ed emergono prepotentemente le lezioni di Beatles e Manic Street Preachers. “Leave me out” invece sembra una b-side di “The Bends”. Citare tutti questi nomi significa in qualche maniera esprimere apprezzamento nei riguardi degli Abulico ma, al contempo, il suggerimento di cercare una strada il più originale possibile, potenzialmente immune da riferimenti praticamente senza via di scampo. In bocca al lupo.
INVISIBLES – DEMO N°9
Dalla Lombardia il quartetto degli Invisibles mi spedisce un cd che trasuda Inghilterra da ogni dove: liriche (“unico idioma che si riesce a sposare con questo genere”), sound, ispirazione, missaggio. L’impasto sonoro è garantito misurando sapientemente parti elettroniche, parte elettriche e parti acustiche. Il riferimento cardinale è il brit-pop degli Oasis e dei Blur, ma non passano inosservate alcune soluzioni di synth alla Charlatans, qualche passaggio vagamente funky e traiettorie vocali a metà strada tra Radiohead, U2 e Cranberries. “Away” è un brano molto radiofonico e ispirato, fortificato da una pronuncia perfetta e da una padronanza tecnica ineccepibile ma in realtà l’intero lotto è costruito per colpire al primo ascolto. L’obiettivo è colto.
NIANDRA/NORMAVANA – RIFLESSIONI
I Niandra (ex Latte +) suonano un punk melodico sensibilmente debitore nei confronti di Persiana Jones, Medusa ma, soprattutto, dei non più esistenti Shandon, sia nell’uso della voce, che negli innesti dei fiati. In questo ep/split sono presenti con 3 brani: “Jeremy” mette in mostra riff robusti e testi di rottura rispetto alle convenzioni comuni; “Sta per piovere” sembra un pezzo degli Shandon, direi a tratti esageratamente; “Stage fright” ha una melodia efficacissima, forte di un refrain che ronza facilmente in testa e soluzioni ritmiche stratificate ideali per trascinare il pubblico durante i concerti. I “Normavana”, autori degli altri 3 pezzi di questo ep, sono autori invece di un tiratissimo hard-core lontano però anni luce dai Negazione degli esordi. E’ certamente più “pop”, lascia spazio a linee vocali e soluzioni melodiche di facile presa. Basti ascoltare il riff iniziale di “Disposti a tutto” o l’attacco di “Saranno guai”, dal profumo intenso di Prozac +.
DOBACARACOL – SOLEY
La chiamano “world music”, definizone in verità alquanto spiazzante, nata anche grazie al lavoro paziente e pionieristico della Real World di Peter Gabriel. Dipende, infatti, dai punti di vista. Nel reparto cd di un grande negozio italiano potrebbe essere così catalogata la musica di DiBango, Fela Kuti, Salif Keita o Mory Kante. Ma in quei paesi potremmo ritrovarvi i Pooh o Gianni Morandi. Passiamo alle Dobacaracol (le francesi Doriane Fabreg e Carole Facal): intraprendono il loro viaggio forti di due voci multiformi ed acrobatiche nel lontano 1998, subito arricchendo il proprio bagaglio musicale con l’interpretazione di canti tradizionali africani e sudamericani e passando per numerosi e importanti festival internazionali (Spa e Montreal, Festival Internazionale di Louisiane, Coup de coeur Francophone…). Nelle 12 tracce di questo bellissimo disco si avvertono le influenze di Monique Seka e dell’africano Alpha Blondy (con il quale le Dobacaracol hanno suonato). Brani come “Baiser salè” e “Etrange” sono deliziosi quadretti amabilmente dipinti da delicate chitarre acustiche, percussioni mai invadenti, discreti innesti elettronici, voci che sono carezze al cuore. Complimenti. [Read more...]

Black Mamba

Un delicato avvio introduce a “Fighters”, l’apripista di questo EP dei Black Mamba, un brano cantato in inglese con sonorità care all’hard rock di fine anni 70 con strizzatina d’occhio al grunge … è uno stile questo, che si propana per tutte le 4 tracce del lavoro. “Ashes” coincide con un punto di grande grinta ed energia, anticipando “A men and his seas” che partita con sonorità delicate e sognanti esplode in passi cadenzati e in diversi cambi sonori. “Rwanda” invece mi è parsa un pò fuori luogo, rapido brano ai limiti del metal con chitarre e batteria un pò confusionarie: un cazzotto nell’occhio per una chiusura che stona un pò. Quindi generalizzando, possiamo dire che i pezzi propongono una matrice grunge-rock grintosa (specie nella sezione ritmica) che però non convince totalmente nell’interpretazione vocale … a ogni modo, interessanti i riff e l’impatto sonoro che sono sicuro acquisisce ancor maggior impatto nella tenuta live. [Read more...]

GLEAM

Tracklist:
1. Lip and Tremble
2. once purple
3. seven
4. genetically rock
5. halo
6. daily news
7. on the way to ames
8. escape blues
9. light brown
10. if
11. z conversation

Siamo nel Dicembre del 2005 quando esce “Lip and Tremble”, album d’esordio autoprodotto dalla band bresciana “Gleam”.
L’album era comunque preceduto da ben tre demo, tutti autoprodotti: “Paiza – the story so far Vol. 1″(2003), “Paiza-the story so far Vol 2” (2004) e “the big G – four songs demo” (2005).
Dopo tre anni dalla nascita del gruppo, i Gleam ci presentano un disco che spazia dal rock blues fino al progressive rock, non per niente le influenze della band vanno da Jimi Hendrix e Steve Ray Vaughan alle atmosfere più alienanti dei Pink Floyd e di Mike Oldfield.
Undici i brani per quasi un’ora di rock.
Nonostante le songs siano il riflesso degli ambienti in cui il gruppo ha vissuto la sua musicalità, non mancano di originalità e di spessore, anzi, dimostrano come la band sia riuscita a mescolare il grande passato del rock con la personalità di ogni componente.
Ottima la performance della voce di Andrea Salierni, che si accompagna alla tastiera con dei magnifici suoni alla Deep Purple.
Buona anche la scelta sonora delle chitarre, mai pretenziose o fuori luogo.
La band ha alle spalle anche una notevole attività live, che riprenderà questa primavera per promuovere il disco, quindi non ci resta che aspettare le date!
Intanto auguriamo al gruppo di trovare la produzione per LIP AND TREMBLE.
Visitate: www.gleamstation.com [Read more...]

Guignol

Milano vede brillare intensamente una nuova stella che risponde al nome di Guignol. Band navigata che ha trovato con questo ominimo lavoro (prodotto artisticamente da Giancarlo Onorato) un modo maturo, convincente e variegato per raccontare il rock. Testi ammalianti e drammatici in alcuni casi, goliardici in altri ma a ogni modo “presenti” e mai fuori luogo nella coesione tra voce/musica … Guignol scinde le sensazioni e le rigetta in un suono mai improvvisato che non teme di sfruttare diversi linguaggi. Capita perciò che un riff energico vada a braccetto con una allegra marcia circense o che l’interpretazione teatrale del canto vada contro un contesto sonoro energico di chitarrabassobatteria. Guignol può divenire il nome nuovo che dopo gli Afterhours e i Bluvertigo potrebbe donare alla scena milanese una ventata di aria fresca. [Read more...]