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DESDEMONA – CIRCLE OF FIRE
Questo “Circle of fire” suona compatto e sicuro: riassume l’esperienza di una band intensamente impegnata sul fronte live (quindi la padronanza degli strumenti risulta fortificata) e il know-how di musicisti quali Daniele Bagni (bassista di Pelù) e Raffaele Chiatto (sei corde di Tozzi).
I cinque modenesi Desdemona propongono un rock energico che sfocia nella grintosa voce della londinese Patricia Gilead, la quale a tratti ricorda Anouk (in particolare nelle ultime tracce).
Dicevo della massiccia frequentazione di live-contest: passare da Rock Targato Italia a KosaRock, da PieveRock a Sanremo Rock.ha certamente consentito alla band di acquisire un sound curato nel dettaglio e un apprezzabile gusto per gli arrangiamenti. “Circle of fire” è il quinto lavoro in studio dei Desdemona: probabilmente è giunto il momento di confrontarsi con una produzione/distribuzione che consenta loro di provare il grande salto.
In bocca al lupo.
ANONIMO FTP – ‘Vetro’
Esordio per i milanesi Anonimo FTP, che dopo due produzioni indipendenti approdano alla Load Up Records.
12 sono le tracce che compongono “Vetro”, che si dimostra album graffiante, rabbioso, ma capace anche di colpire con melodie mai ruffiane, e con un occhio strizzato verso l’alternative rock. Proprio questo è il filone scelto dal gruppo, l’alternative rock d’oltre manica, mischiato a quello d’oltreoceano, i suoni indie prevalgono su una base punk rock, la voce di Vince Merlino (davvero carica negli episodi più tirati dell’album) è un mix tra un Manuel Agnelli incazzato ed Alberto Ferrari.
Un disco nevrotico a sentire le prime due canzoni proposte: “L’orrore” e “Amari come fiele”, sprigionano potenza quasi ipnotica e rabbia degne di un grande gruppo; soprattutto la seconda menzionata cresce per poi esplodere in un cantato tanto diretto quanto sofferto che impreziosisce e carica la traccia, bello il riff proposto.
Impressiona la qualità compositiva di tutti i brani, nessuno dei quali risulta banale, sempre in bilico tra melodia e rabbia, l’aggiunta di minime parti elettroniche non tolgono visceralità al disco, anzi lasciano aperte le porte a possibili future contaminazionoi; il riff semi-blues che accompagna la strofa di “Notte d’acqua”, la delicatezza acida della titletrack (veramente splendido il giro armonico), le ottime “Nuove sensazioni” e “Forme Confuse” (buona sezione ritmica), lasciano il segno e sono le vere e proprie gemme dell’album.
Album che si lascia apprezzare anche per l’energia vocale di “Parlami”, o nel pop di “Solida” o ancora nella suggestiva “Gusto al limone”.
Sicuramente un lavoro che unisce la tradizione alternativa italiana con quella anglo-americana; senza strafare, senza voler essere impegnativi all’ascolto, ma alternativi e personali nella ricerca sonora. Ottimo disco! Ne sentiremo parlare.
THE MIRRORS – ‘NOTHING AT ALL BUT STARS ‘
Etichetta: Autoprodotto
Durata: 32 min. – 30 sec.
Tracklist:
1. I care
2. Do you know how i feel inside?
3. The whole
4. Who knows how to feel?
5. How’s the heaven?
6. Today
7. I’m feeling you
6. Supersonic (Oasis)
Presenti nella scena pop da un solo anno e con un’età media di soli 22 anni; I “the Mirrors” dimostrano di avere una maturità artistica e una buona vena compositiva.
Uscito in aprile 2003 questa giovane band milanese ci presenta “Nothing at all but stars”.
Il primo impatto di questo EP è dato subito dalla grafica; l’artwork è pienamente curato nei minimi dettagli mettendo in risalto colori,sfondi e immagini non indifferenti.
Seguendo in ascolto, le sonorità della band, vengono da subito accostate a pop band come Oasis e Coldplay ed è proprio qui che la soffusa raffigurazione della grafica “gioca” il suo gioco.
” Nothing at all but stars ” è composto da 8 tracce: 7 inedite + 1 cover
” Supersonic ” degli Oasis ( forse un ” tribute” o una semplice scelta della band).
L’ ascolto di questo EP e’ gradevole, si dirige in buone linee che variano dal brit pop al rock anche se decisamente poco innovative e con sonorità coordinate troppo verso Oasis (come “I care”,”Who knows how to feel?”) e a Coldplay (come “I’m feeling you”).
“Do you know how I feel inside?” e “Today” sono entrambi brani che scorrono tra ballate pop e facili ritornelli dal forte impatto già dopo i primi ascolti.
I brani che spaziano tra grinta e vari contesti più rock sono decisamente
“The whole” e “How’s the heaven ?” quest’ultimo, accompagnato da un’ottima melodia tra basso, chitarre e voce risulta essere il piu’ completo e il piu’ bello.
Anche se l’innovazione non viene prodotta con una propria personalità, l’inizio di un nuovo cammino di ricerca, di suoni e personalità non può che aprire ai Mirrors ampie possibilità di miglioramento e di arrivo . . .
“Se amate questo genere musicale questo cd non vi deluderà e sarebbe un peccato non aggiungerlo alla vostra collezione . . . “!!!
PAINSTORM – ‘ W e l c o m e ‘
ETICHETTA: AUTOPRODOTTO
DURATA: 23 min. 20 sec.
TRACKLIST:
1. Welcome to my Fucked up World / 5.21
2. Kill All Your Fear / 5.00
3. Masters of the Truth / 5.41
4. Near the Doors of Hell / 7.26
Nati da poco i salentini Painstorm si presentano con il loro primo cd d’esordio “Welcome”.
Thrash band giovanissima dal chiaro stampo anni 80 mostrano in questo lavoro una qualità eccellente.
Le 4 tracce che compongono “Welcome” sono cosparse di sane venature thrash metal che strizzano l’orecchio in un mix tra Metallica e Megadeth e ad album come “Kill’em all” e “Master of puppets”.
Ottime le soluzioni usate per gli arrangiamenti di questi 4 brani tra cui una buona nota di merito va alla graffiante e tecnica chitarra solista dai decisivi assoli, agli aggressivi riff e alla potente sezione ritmica.
L’ascolto inizia con ” Welcome to my Fucked up World ” un ottimo impatto dato da riff veloci e aggressivi; proseguendo con ” Kill All Your Fear ” (secondo me il brano migliore) e ” Masters of the Truth ” si notano subito gli accostamenti di chitarre,voce e arrangiamenti a ” Kill’em all ” dei Metallica.
Ad oltrepassare le coordinate della band è decisamente l’ultima traccia ” Near the Doors of Hell ” dall’impatto decisivo si presenta con suoni sperimentali, innovativi e moderni; la composizione di quest’ultimo brano è davvero buona tant’è che gli arrangiamenti assaggiano leggermente anche il new metal.
Nel complesso un buon lavoro che si lascia ascoltare più volte anche se talvolta si ha l’impressione del già sentito; comunque un gruppo che ha grossi margini di miglioramento.
Mola – Concerto per la pace
Giungo nel pomeriggio, manca poco alle 18:00. Incontro per caso e quasi subito l’indaffaratissimo Aldo Binosi, una delle “menti” di questo concerto per la pace in Mola (BA), 6 settembre, piazza XX settembre.
Gli chiedo la cortesia di seguirmi per accomodarci sulle prime due sedie libere e per potergli fare qualche domanda. Aldo mi spiega che l’idea di organizzare un concerto per la pace ad una certa distanza dalla “esaltazione mediatica” di una manciata di mesi fa nasce dall’Assessorato alla cultura e alla pace di Mola, nell’ambito del programma “Musica non rassegnata”. Nasce contro la guerra, partendo dalla considerazione che la pace non è una moda. E che adesso i mass-media pare si siano scordati di una situazione che tutto è fuorché “pacificata”. Le aspettative che Aldo nutre rispondono essenzialmente all’esigenza di coinvolgere bands e quindi ragazzi. E i risultati illustratimi sono notevoli: gruppi da tutta la Puglia, varietà assoluta di generi. Per quanto concerne la risposta delle istituzioni Aldo sottolinea che la quasi totalità del merito va al Comune di Mola, espressione, nella sostanza, di Rifondazione Comunista; da non dimenticare il patrocinio provinciale e l’aiuto di enti e altre associazioni, nonché il contributo dell’Unipol di Bari. La disponibilità economica è comunque definita davvero insufficiente, soprattutto perché Regione e Governo passano pochi soldi. Per quanto concerne il concerto vero e proprio va sottolineata la partecipazione dei Suoni Mudù, dei Pooglia Tribe (nella persona del Reverendo) e di Antonio Stornaiolo, nonché di gruppi sempre (e spesso ingenerosamente e superficialmente) associati all’eterna scena emergente quali Impure, Kerygma, Blemio, C.F.F. e il Nomade Venerabile, Baol.
Una considerazione personale e a margine: non mi piace la politica, mi sforzo di considerare quel che vedo sempre lottando strenuamente contro ogni condizionamento o “ragionamento indotto”. Tanti pacifisti mi sono sembrati “contingenti”. E strumentalizzati, loro malgrado. Spero. La bandiere arcobaleno sventolano ai balconi (e sviluppano il commercio) quando ci sono di mezzo gli Stati Uniti e quando i mass-media decidono di dare particolare risalto a Saddam Hussein, semplicemente uno dei tanti dittatori presenti negli angoli del mondo. Molte manifestazioni mi sembrano più anti-americane che a favore della pace, a mio modestissimo parere concetto universale e “immanente”. Dov’erano le bandiere quando Saddam gasava i curdi, dove quando giustiziava donne e ribelli a centrocampo, dove quando perseguitava gli sciiti in un anonimo 1995 o 1998? E continueranno a esserci? O l’Angola o la Nigeria sono più stronze dell’Iraq?








