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Six la neve unplugged
Venerdi sera. Ore 23.15.Chacaranga di Vanzago.
Poco dopo la prima birra incominciano a salire sul palco i Six La neve. Occasione particolare in cui la band si esibirà
in una sessione acustica composta da tre chitarre e un percussionista. Partono le prime note e già da subito si percepisce il calore che questa band è in grado di trasmettere. Come se mi trovassi su di un tappeto volante, vengo trasportato all’ interno di questi suoni malinconici capaci di raggiungere il profondo della mente con i loro psichedelici intrecci ben strutturati e ottimamente eseguiti. Infatti risalta la capacita di tutti i membri di eseguire i brani con tecnica e sentimento senza che le due cose contrastino tra di loro. Alla voce si alternano a cantare Antonio e Alessio, donando un diverso sound alle canzoni a seconda di chi interpreta il brano. Nel primo caso le sonorità ricordano molto i tempi in cui gruppi come Pearl jam e Nirvana la facevano da padroni, mentre nel secondo si intuisce l’ influenza di Jeff Buckley e , a mio parere, la piu’ recente di Tom Yorke dei RadioHead. Comunque in entrambe le circostanze i due si comportano molto bene nel padroneggiare la loro voce. Ottime anche le prestazioni del chitarrista solista Riccardo, preciso nell’ esecuzione, e il percussionista bravo nell’arrangiamento delle sue parti che rendono piu’ rotonde le sonorità della band. Purtroppo il concerto non e’ durato molto e quando eseguono l’ ultimo brano rimango triste per non poter più ascoltare le loro eccelenti canzoni. L’ ultima è probabilmente la migliore e la più orecchiabile di tutte. Vivo su una nuvola è il suo titolo. In effetti rende proprio l’ idea di rimanere sospesi nell’ aria.
Complimenti ai Six la neve che a mio giudizio potrebbero essere una delle migliori band alternative italiane del momento e forse anche di più. A chiunque piacesse il genere grunge ,consiglio vivamente di andare ad un loro concerto.
horn beat -‘cerchio nero’
Il cd è stato registrato in 14 ore con 4 tracce + un’aggiunta di 4 pezzi live regitrati durante un loro concerto.Iragazzi avrebbero voluto più tempo a loro disposizione per curare al meglio il prodotto.Anche se la resa non è esattamente come volevano loro, i ragazzi si ritengono soddisfatti anche se avrebbero curato di + il mixaggio e i suoni.
Le tracce:
1)bruciato dentro
2)cerchio nero
3)senza fiato
4)instrumental
5)astro instabile(live)
6)mondi paralleli(live)
7)ibila(live)
La prima impressione che si ha ascoltando “cerchio nero”è quella di avere a che fare con dei musicisti professionisti non solo per la buona qualità di registrazione del lavoro, ma per la sicurezza che i quattro ragazzi dimostrano nell’ esecuzione dei pezzi specialmente quelli registrati in studio.
Sono infatti decisamente impalpabili e quasi inesistenti quelle piccole tracce di dilettantismo che potrebbero a buon diritto trovarsi nei primi lavori di un gruppo.
Suoni distorti e sporchi di tradizione seattleiana si sposano con echi di tradizione rock-italiana anni 90 in una resa originale e ben riuscita.
Anche i testi mi hanno colpito molto: belle liriche adattate in modo adeguato alle basi musicali anche se a volte lo stile molto”criptato”di Alessandro rende ardimentosa la decodificazione del messaggio.
Molto interessante è la traccia che dà anche il nome al lavoro:”cerchio nero”e anche quella a seguire:”senza fiato”in cui possiamo constatare come sia possibile per i 4 comunicarci qualcosa sia con suoni duri..che con atmosfere un pò più pacate.(pacatezza=concetto relativo).
Molto bella è anche la traccia strumentale(la n 4).
Per quanto riguarda le registrazioni live, i ragazzi sembrano essere affiatati anche almeno a livello di resa audio.Mi assumo la responsabilità di anticipare che è così anche a livello visivo, e spero di poterlo confermare presto assistendo ad un loro concerto.
Intervista via mail a Marcello e Nazim dei Caboto
Ciao Marcello,
iniziamo questa intervista con una domanda che per voi può essere anche scontata: perché il nome “Caboto”? Da dove nasce l’idea?
Marcello. Per cominciare, ti dico subito che a rispondere saremo in due: io e Nazim.
Nazim. Diciamo che il primo seme di questa avventura è stato gettato dopo un viaggio e diciamo anche che qualcuno di noi sentiva di dover attraversare un oceano per conquistare nuove terre. A queste necessità il caso ha voluto giustapporre la fascinazione per uno splendido fumetto di un grande illustratore italiano (un giorno spero riusciremo a fargli sentire la nostra musica e magari ad avere una sua copertina), Lorenzo Mattotti. Il fumetto si chiama Caboto, appunto.
Marcello:
Caboto come le circostanze misteriose in cui visse il personaggio filtrato dai colori e dalle ombre di Mattotti, Caboto come la persistenza del dubbio nel riconoscere o tracciare un ritratto, un volto, «la mappa di una vita».
LineaViola
Presentiamo i LineaViola al gran completo, con iteressanti risposte sul loro primo singolo, e sulla situazione underground italiana…
Presentate la vostra band ai nostri lettori
Andrea: Il modo migliore di presentarci è citare la descrizione che ci ha dato un ragazzo che ci ha visti suonare: “… quando voi siete sul palco siete suono, danza, vibrazioni, calore , tensione, rabbia umana, angoscia e trasmissione di emozioni…”.
Avete un sound molto vario, confermate questa mia impressione? A quali artisti vi ispirate maggiormente?
Fabio: Ad un primo ascolto tutti quelli che “incontrano” la nostra musica trovano un qualcosa di “progressivo” (senza nessuna offesa per il vero prog!!!). La verità, al contrario, è che il nostro sound sia nelle idee che nell’arrangiamento è in un certo modo uniformato il più possibile: questo per puntare l’obiettivo sul messaggio dei nostri testi e sull’impatto delle nostre canzoni. Naturalmente, attraverso il solo ascolto del singolo o attraverso l’analisi del nostro, per ora, maggior successo (demo_002) non si riesce ad apprezzare il lavoro di grande sintesi che poi, a mio parere, trasparirà dall’ascolto del disco. Come in tutte le situazioni musicali, vi è una forte ispirazione a diverse realtà esterne, sempre positiva e costruttiva… ma la cosa che secondo me è più importante ricordare è che le nostre idee non derivano esplicitamente da uno o più progetti particolari, ma più che altro da un’esigenza di ricreare un sound, quello del rock, crossover o nu-rock (come vogliamo chiamarlo, ci sono modi infiniti per dire tutto e niente) che in Italia purtroppo non è ancora apparso e che sicuramente manca.
STONECUTTERS
Salve ragazzi, presentatevi e raccontateci come vi siete conosciuti e come è nata l’idea di formare una band.
Ciao a tutti! Siamo gli Stonecutters. Dunque, il gruppo nasce circa un anno e mezzo fa, precisamente nell’ottobre 2002 dalle ceneri di precedenti band; ToTo (chitarra) e Franko (basso), si uniscono a Danilo (voce) e Francesco (batteria), sin da subito l’indirizzo della band va verso le sonorità del crossover dato che, comunque, tutti abbiamo un background musicale veramente vario ed eterogeneo. Anche con il piccolo cambio di line-up cioè con l’abbandono di Franko, per motivi di lavoro, ad ottobre, non cambia nulla, anzi gli subentra ottimamente Anthony il quale porta fantasia in più.







