Author Archives: SulPalco.com
BANDITZ
Tracklist:
play me
crucified
cross the line
take you here
white bleeding rose
kill me now
alone
tavin’ loser
Hv
Band all’attivo dal 2003, i Banditz si muovono all’interno di sonorità rock tendenti al commerciale.
Suoni vecchio stile anni 70 sbarcano in un ambiente più vicino ai Guns’n’roses verso la fine della loro ascesa.
Grandi atmosfere da live shows, un sound che “spacca” e la voce carica e provocante, in stile fine anni 80.
Un gran bel miscuglio di sfaccettature rock che si uniformano in un bel disco sicuramente lodevole.
I componenti sono preparati e si sente già dal primo assolo di chitarra, un po’ “slashiano” , forse meno sbrodolato…
Melodie già sentite e abbondantemente riempite da influssi “copiati” dai grandi del rock, spersonalizza molto le doti evidenti
del gruppo, dichiaratamente desideroso di far soldi a fianco di ragazze “vogliose” in enormi concerti per il mondo.
Da migliorare sicuramente l’aspetto relativo alla presentazione del disco, con immagini viste e riviste milioni di volte, dalla
classica foto dei componenti in posa da “bellissimi”, alla coperitina a pacchetto di sigarette, con il simbolo similissimo a
quello dei Bonjovi!!!!
Complimenti per la registrazione veramente ottima e per l’arrangiamento.
Per quanto riguarda lo stile musicale, per ora è il demo migliore che ho ricevuto.
Elisabetta
Anima Mundi "Son qui"
Non sono molti i gruppi del Belpaese che riescono a intingere la propria musica delle atmosfere e dei colori del Mediterraneo, collante di tante sfumature di razze e geografie diverse tra loro … ricordo i Lou Dalfin legati alle sonorità francesi medievali, gli affascinanti Agricantus o (pensando alle giovani leve) i Radiodervish fusione poetica tra suoni dell’occidente e del Medio-Oriente. Gli Anima Mundi si muovono in tal senso, utilizzando strumenti cari alle etnie mediterranee (quindi no elettrici) e partorendo brani che diventano suggestive cartoline di un lungo viaggio che attraversa l’Irlanda e la Grecia migrando in Africa e concludendosi in Sicilia (come attesta la bella chiusura “Lu viddaneddu”).
Gardenya
ETICHETTA: Autoprodotto TRACKLIST: Label, Shelly, Mi fa male –I Gardenya sono una band che non ama stare a casa a girarsi i pollici e , a breve distanza dal precedente demo “Sempre più sporki” , da alla luce la sua nuova creatura , “Delitti e narcosi”.
Il lavoro in questione viene dopo una serie di vicissitudini in seno al gruppo , cambi di line-up e avvicendamenti che ne hanno profondamente cambiato il volto , ma non lo spirito.
Vere colonne portanti rimangono il bassista Marco Porcelli e il chitarrista Nico Novello , che hanno avuto il merito di creare la band dalle ceneri delle riunioni nelle loro disordinate e confuse camerette piene di poster e di libri , per poi definirne l’identità e la voglia di proseguire verso una strada ben chiara e definita.
I due stoici musicisti di Trani , figli di una generazione che ha mangiato pane e rock alternativo in stile Verdena e Pearl Jam , sono circondati per l’occasione da membri di indubbio valore: il chitarrista Francesco Grande , il batterista Natale Capurso ( proveniente dai punkers Gramigna) e il vocalist Fabio Tuosto , che sostituisce il dimissionario Giampaolo Palombella.
La band si presenta decisa ad attuare un obiettivo comune , la creazione di sonorità estremamente malinconiche e riflessive , ricche di pathos e di fascino oscuro , che hanno la straordinaria capacità di aprire un baule di emozioni e di emotività , come la più preziosa delle chiavi in nostro possesso.
Le differenze rispetto al precedente lavoro sono presenti soprattutto nella caratura e nella qualità dei pezzi.
E’ innegabile che i Gardenya abbiano compiuto il decisivo passo verso la maturità , grazie anche ai nuovi innesti e soprattutto il carisma del loro nuovo cantante , perfettamente a proprio agio in un sound che gli permette di dar sfoggio alla grazia innata della sua eccellente voce.
Il demo si articola su tre brani , di cui uno vale da solo il prezzo dell’acquisto , l’iniziale “Label”.
Si tratta di una canzone estremamente coinvolgente , con un ingresso quanto mai accattivante e che non può fare a meno di rimbalzare nella mente di ognuno di noi anche dopo un primo e quanto mai fugace ascolto.
La linea di chitarra è incredibilmente rocciosa e melodica allo stesso tempo , un cocktail spumeggiante di energia e dolcezza , mischiato con i sapori più dolci e gradevoli di una voce capace di risvegliare momenti di leggiadria e soavità.
Il secondo brano “Shelly” è più meditato e intimistico ma , se da un lato si perde in incisività e attitudine rock , si recupera notevolmente in armonia e eufonia.
Dietro questa canzone , oltretutto , aleggia una sorta di leggenda , sia sull’origine del titolo sia per quanto riguarda la sua composizione.
La melodia della strofa è stata interamente sognata dal bassista Marco Porcelli che , forse timoroso di un calo di fosforo a prima mattina , ha preferito rimandare cereali e caffellatte al risveglio per registrare subito la sua “apparizione divina”.
Come titolo , infatti , era stato scelto originariamente “sogno” , ma alla fine si è deciso di tramutarlo in qualcosa di più singolare e meno inflazionato.
L’ultimo brano , “Mi fa male” è forse il più controverso , il meno accessibile ma sicuramente il più degno di nota dell’intero lotto della band.
L’ingresso della canzone mi aveva lasciato quanto mai esterefatto , facendomi credere che si trattasse della classica caduta di tono presente in ogni lavoro.
Invece , dopo un ingresso che aveva il sapore di un incontro un po’ artificioso fra funky , nu-jazz e inclinazione pop , si arrivava ad una sfuriata punk-rock di incredibile vigore e furia iconoclasta.
Man mano che si va avanti si ascolta di tutto , cambi di tempo , accellerazioni , riff vibranti in stile Soundgarden e Alice in Chains , una sorta di crossover ante-litteram che non può lasciare impassibili.
Insomma, i Gardenya non si pongono limiti di sorta in questo brano , che si presenta estremamente vario e necessita più di un ascolto per essere assimilato nelle sue varie sfaccettature.
Va detto che “Mi fa male” è il primo esperimento di collaborazione diretta nella composizione tra Marco Porcelli e Fabio Tuosto. E si può affermare senza dubbio che la prova è stata superata a pieni voti.
Il demo , perciò , si presenta come una prosecuzione della strada già intrapresa nel precedente lavoro , ma è giusto rimarcare la ventata di freschezza e di novità arrivata grazie anche ai nuovi membri, che ha conferito alla band un respiro più ampio , destinato a farci credere che la loro volontà non sia limitarsi a girare i pub della neonata sesta provincia pugliese per riproporre sonorità già abbondantemente masticate e percepite , ma , bensì , ci sia una voglia di contaminazione e di sperimentazione che , da sempre , rappresentano le basi fondamentali per poter costruire un progetto che possa lasciare un segno indelebile nel panorama musicale.
Una nota di merito va anche all’artwork , che ha elaborato una copertina semplice ma allo stesso tempo di notevole impatto.
La speranza è che la prossima recensione sia dedicata al loro primo e vero album.
La Ghenga
Nonostante non ami particolarmente questo genere, devo ammettere che il demo de La Ghenga mi ha lasciato felicemente colpito.
Chi si aspetta uno ska dallo stampo prettamente festaiolo e spensierato rimarrà in parte deluso, in quanto il gruppo pisano privilegia le sonorità più morbide del rock steady unendole alla raffinatezza del jazz e del blues, creando un insieme particolarmente piacevole e coinvolgente.
Molto bella la cover “Jamaica farewell”, pezzo che apre il demo e che ti conduce dolcemente, grazie anche alla voce della cantante, fino alla traccia fantasma, devertente sorpresa per gli amanti del blues d’annata.
Giudizio assolutamente positivo per questo gruppo che vanta una preparazione tecnica notevole ed un’ orginalità spiccata ma non troppo invadente.
Sicuramente da sentire dal vivo.
Searchin’ Guitar "demo cd"
I Searchin’ Guitar sono un duo veneto interamente strumentale devoto a sonorità noise con spunti stoner/grunge. La proposta di Maura e Gius, rispettivamente bassista e batterista, risulta già dal primo ascolto intrigante e ben realizzata. Molto interessanti infatti sono le sei tracce, tutte ben strutturate e ben suonate, dotate di una buona prestanza e molto accattivanti. Sorge però una diversa considerazione dopo qualche ascolto, difatti si nota poca fantasia e originalità nelle composizioni, forse proprio perchè manca la voce. Con questo non voglio dire che non sia interessante seguire la via della musica strumentale, ma occorre più sperimentazione nella composizione dei brani. Nei brani sembra infatti che da un momento all’altro debba entrare la voce, ma poi in realtà non sarà così… questo dato di fatto rende incompleta, seppur lievemente, l’offerta dei Searchin’ Guitar. Voglio comunque affermare che i SG sono un duo decisamente potente e aggressivo, ciò è dimostrato in brani come “50 meters cable” o “Ten Days”. A render la proposta ancor più interessante e varia c’è anche l’introduzione in alcuni brani di tastiere e di chitarre, che creano un sound psichedelico che si intreccia con un noise rock molto puro, con l’impronta dei Sonic Youth che si fa sentire, anche se non troppo.
In conclusione, mi limito a ribadire che i SG potranno fare molta strada esprimendo in modo più concreto la loro creatività, sperimentando suoni maggiormente ricercati e curati. Se riuscite ad unire potenza e ingegno assieme, il gioco è fatto.










