Author Archives: SulPalco.com
Motel Voodoo
tracklist:
1. solamente adesso
2. elle
3. l’uomo che non meriti
4. ho trovato te>br>
5. disco tipa
6. la strada non sbaglia
7. soli
8. elle ( acoustic version)
Nel maggio 2004 a Carpi ( MO) si formano i Motel Voodoo, con una formazione essenziale di quattro elementi: voce, chitarra, basso e batteria.
Band di ragazzi dai 21 ai 27 anni che ci portano sul piatto dello stereo un demo in pieno melodic rock-pop e, considerando il panorama attuale delle band emergenti,
oserei dire che è un lavoro ben fatto.
Prima fatica del gruppo e per di più neo-formato, confesso che i presupposti non sono niente male.
Peccato per la registrazione un po’ grezza e per alcune imprecisioni marcate, come piccole stonature e cori inappropriati, comunque sopportabili.
Otto i brani del disco, ognuno con uno stile tutto personale, senza avvicinarsi troppo alle altre songs del demo.
Per rendere l’idea diciamo che come progetto sembra un po’ il body di una bella chitarra in costruzione: l’aspetto del legno è ottimo, va solo limitao e rifinito perfetto.
Ho gradito molto la modestia di questo gruppo, che non si è presentato come un super concentrato di mostri, che poi vengono sfalsati in ascolto.
Aspettiamo un sito per vedervi nel web….comunque in bocca al lupo.
“Spore di Fuliggine”
“Spore di Fuliggine” demo di presentazione e anteprima de “L’ Oceano Facile”, album di esordio e a breve uscita dei Comaberenice, quattro ragazzi romani che uniscono i loro percorsi musicali nel 2004, riuscendo a conquistare una buona parte della scena musicale underground romana con esibizioni live al RadioLondra Cafè (Roma), Wonderville (Roma), Martelive, Vertigo Rock Time, SanRemo Rock.
Il demo è composto da tre tracce: “Comaberenice”, “Vene” e la title-track “Spore di Fuliggine”, un viaggio tra paesaggi sonori disegnati con tinte livide, spaziando dal sound rock al grunge con contaminazioni psichedeliche, enfatizzati dalle peculiarità timbriche di Pako Longo che gli permettono di giostrare le sensazioni che rappresenta nei brani.
Matta
tracklist:
1. ancora non sto[bene]
2. sera
3. una luna sfinita
Demo essenziale, ma ben lavorato, si riassume in poche note dense di significato.
Le melodie sono pescate dal background italiano e i riff si muovono su schemi già sentiti, ma pur sempre apprezzabili.
Tentativo più o meno riuscito, visto che non c’è musica o musicista all’interno dei brani che cerchi di dire qualcosa di più del sottofondo.
Spiccano comunque le doti compositive, ancora da sviluppare perchè troppo impersonali, ma si distinguono da molti gruppi attuali.
I testi descrivono sentimenti e situazioni insieme, ma manca il supporto armonico, scarno e “delicato”.
Tutto sommato lodabile per l’impegno e per quello che sicuramente sarà in futuro.
Buona la timbrica della voce, calda e avvolgente, puntate su quest’ultima e scaldate tutto il resto!
Votazione complessiva da 1 a 5…direi 3 +.
Contatti: infotiscali@matta-clast.net
Gold
Tracklist:
1.Amante
2.Mmore in 128
3. Magnitudo
4. Discobitch
5. Segreti di donna
6. Così
7. La tua natura
Quando un disco è davvero ben fatto mi risulta sempre difficile capire da dove partire, soprattutto se non riesco a trovare nulla di davvero negativo.
Cominciamo con il presentare questo quintetto formatosi nel 1999 e che, dopo aver subito qualche cambiamento di formazione, ha raggiunto la stabilità nel 2004 producendo la loro prima fatica.
Ottimo lavoro…e da più punti di vista.
Gli strumenti non suonano insieme, sono una forza unica guidata da una voce stupefacente.
Il genere spazia dal vero e unico inconfondibile Rock con la R maiuscola degli anni Settanta al Melodic rock di fine anni Ottanta, strano mix, ma perfettamente riuscito.
Gruppo che ha deciso di non proporsi come cover band, ma di buttarsi subito sulla composizione, ha forse trovato la giusta carica per ottenere musiche non troppo influenzate da stili altrui, anche se è inevitabile portare nei propri brani tutte le sfumature dei dischi che si ascoltano.
Non mi resta che fare i più sentiti complimenti a tutti, soprattutto a Vito, un poco mi ricordi Ian Anderson dei Jethro Tull.
Visitate: www.goldmusic.it
William Red Rossi
E’ come un viaggio attraverso l’Europa, un bel viaggio, il tempo di un’ora.
Alla guida c’è il nostro amico William Red Rossi, che da questo momento diventa Red, come un vecchio amico che ci viene a trovare, e ci racconta pezzi della sua vita, della sua storia.
Il viaggio inizia con “Time has never stopped” , ed è come percorrere le coste che da Gibilterra portano in Inghilterra. Un sound di tipico stampo brit-prog ma con interessanti influenze latine, ispaniche.
Si prosegue con “For You”, traccia più intimista, pervasa da un insolito ottimismo, con un sound vivace e delicato.
La terza tappa è tra le più interessanti e fondamentali, per capire la vera natura di Red, i suoni taglienti e un ottimo refrain fanno di “It’s my reflection” probabilmente una delle canzoni più riuscite del cd, e fa da preludio ad una strepitosa “As you go down the road”, questo loop di chitarra acustica che fa da tappeto alla voce di Red, al culmine dell’interpretazione, ma è soprattutto il finale sognante, dove splendidi intrecci tra la chitarra di Red ed il Sax mi hanno regalato la più bella foto di questo viaggio.
Non faccio in tempo a dare una pacca sulla spalla del mio autista, che nuove sono rità inattese mi coinvolgono.
Le successive tappe di “Different worlds” e “In the light of the day”, infatti ci portano in luoghi distanti da quelli visitati fin qui. L’utilizzo anche di digitalizzazione più estese, la voce cambia tono e prende possesso, i testi molto espressivi, lasciano la musica a far da cornice, come se in questo momento Red avesse abbassato un po’ l’autoradio, per farmi un ragionamento tutto suo sulla vita e sul dove stiamo andando.
Ma in “Love Again” il volume deve per forza tornare alto, perchè gli ottimi arrangiamenti di questa song non possono passare sottotraccia, stiamo prendendo l’aereo, perchè Red ha intenzione di farci attraversi le sue Alpi dall’alto di una bellissima melodia.
Bello l’intreccio di suoni acustici (che Red sulle sei corde ci sa fare davvero) nelle tappe di “What do you mean?” e “Sound Sleep”, qui i suoni si fanno placidi, tranquilli, molto più intimi, ma non per questo meno belli.
Facciamo un salto in Spagna Red? Ed eccoci accontentati! Il nostro amico ci spiega che per suonare bene il rock, non bisogna per forza cantarlo in inglese, e la voce si esalta, più fiera e sicura di se. Un brano “Oh Jessy!” che potrebbe essere, e spero lo sarà in futuro, il biglietto da visita di questo artista, rock spumeggiante ragazzi, c’è da divertirsi!
Il viaggio ormai è giunto quasi al termine, col sorriso sulle labbra, ma prima Red ci porta a casa sua, per farci conoscere la parte più bella che c’è in lui… sua figlia, un attimo fugace, il ritorno ci aspetta.
Attacca “Dreaming in your wedding dress”, e sembra di riassaporare quel sound che ha fatto grandi i Marillion.
E con questa splendida e lunga colonna sonora compaiono i titoli di coda, delle foto di Red con la sua chitarra che torna a casa a parlare di noi con la sua famiglia:”Sai oggi ho conosciuto un altro amico, penso che tornerà a trovarci spesso”.








