Nicola Barghi
Dalle note biografiche e’ evidente che Nicola Barghi, giovane cantautore toscano, ha la musica tatuata nell’anima. Sin da bambino, infatti, incoraggiato dai genitori (il padre Andrea coltiva l’arte della fotografia), studia musica, frequenta studi di registrazione e ascolta massicce dosi di Beatles. Il risultato e’ che a 17 anni ha pronti 50 brani. E’ del 2002 il suo primo cd rock/pop “I must be wrong”; nello stesso anno scrive brani strumentali per il tg “Leonardo”. Un anno dopo forma la sua prima band, “NoOne band”, con la quale propone brani in lingua inglese di matrice sempre rock/pop.
Ma sono i Beatles il “motore” artistico per eccellenza: nel 2004, infatti, suona a Roma in occasione del “Beatles Day” e due anni dopo (periodo inframmezzato da altre esperienze degne di nota quali un breve tour in Svezia con la NoOne band; la partecipazione al MI AMI, festival organizzato da Rockit e al MEI di Faenza; l’uscita di un altro cd, “Time of var”) da’ avvio allo spettacolo “Beatles tribute”, nell’ambito del quale si assiste alla fusione di musica dal vivo, proiezioni di immagini ufficiali e autorizzate, lettura di brani biografici.
Dopo questa doverosa e lunga premessa, utile ad inquadrare stile e background di Barghi, passo a parlare del cd che gira nel lettore, “Songs”: una raccolta di brani che vanno dal 2000 e dal 2006.
Barghi e’ un ottimo songwriter, non c’e’ dubbio. Tutti i brani sono semplici e accattivanti, con melodie di presa immediata (anche se alle volte alcuni riff rischiano di assomigliare a qualcosa di gia’ sentito).
Non si incorra pero’ nell’errore di riportare frettolosamente ed esclusivamente le influenze agli amati Beatles. Se infatti questa e’ palese, anche nei coretti (emblematica in tal senso “Something to hide” che apre il lavoro), c’e’ da dire che Barghi si spinge oltre, mescolando piacevolmente ispirazioni che attraversano qualche decennio: dalle soluzioni simil-grunge di “The glass house man” o “Tear stained face”, al soft-rock sbilenco scuola Pixies di “A show”, passando per la new-new wave di “You’re my lover”, per le acrobazie vagamente Queen di “I cannot be late”, fino all’hard-rock di “Back to rock”.
“Songs” risulta dunque essere una sorta di “compendio” dell’anima musicale di Barghi, cantautore di sicuro talento, in gioco per un luminoso avvenire.







