“Spore di Fuliggine”
“Spore di Fuliggine” demo di presentazione e anteprima de “L’ Oceano Facile”, album di esordio e a breve uscita dei Comaberenice, quattro ragazzi romani che uniscono i loro percorsi musicali nel 2004, riuscendo a conquistare una buona parte della scena musicale underground romana con esibizioni live al RadioLondra Cafè (Roma), Wonderville (Roma), Martelive, Vertigo Rock Time, SanRemo Rock.
Il demo è composto da tre tracce: “Comaberenice”, “Vene” e la title-track “Spore di Fuliggine”, un viaggio tra paesaggi sonori disegnati con tinte livide, spaziando dal sound rock al grunge con contaminazioni psichedeliche, enfatizzati dalle peculiarità timbriche di Pako Longo che gli permettono di giostrare le sensazioni che rappresenta nei brani.
Matta
tracklist:
1. ancora non sto[bene]
2. sera
3. una luna sfinita
Demo essenziale, ma ben lavorato, si riassume in poche note dense di significato.
Le melodie sono pescate dal background italiano e i riff si muovono su schemi già sentiti, ma pur sempre apprezzabili.
Tentativo più o meno riuscito, visto che non c’è musica o musicista all’interno dei brani che cerchi di dire qualcosa di più del sottofondo.
Spiccano comunque le doti compositive, ancora da sviluppare perchè troppo impersonali, ma si distinguono da molti gruppi attuali.
I testi descrivono sentimenti e situazioni insieme, ma manca il supporto armonico, scarno e “delicato”.
Tutto sommato lodabile per l’impegno e per quello che sicuramente sarà in futuro.
Buona la timbrica della voce, calda e avvolgente, puntate su quest’ultima e scaldate tutto il resto!
Votazione complessiva da 1 a 5…direi 3 +.
Contatti: infotiscali@matta-clast.net
Gold
Tracklist:
1.Amante
2.Mmore in 128
3. Magnitudo
4. Discobitch
5. Segreti di donna
6. Così
7. La tua natura
Quando un disco è davvero ben fatto mi risulta sempre difficile capire da dove partire, soprattutto se non riesco a trovare nulla di davvero negativo.
Cominciamo con il presentare questo quintetto formatosi nel 1999 e che, dopo aver subito qualche cambiamento di formazione, ha raggiunto la stabilità nel 2004 producendo la loro prima fatica.
Ottimo lavoro…e da più punti di vista.
Gli strumenti non suonano insieme, sono una forza unica guidata da una voce stupefacente.
Il genere spazia dal vero e unico inconfondibile Rock con la R maiuscola degli anni Settanta al Melodic rock di fine anni Ottanta, strano mix, ma perfettamente riuscito.
Gruppo che ha deciso di non proporsi come cover band, ma di buttarsi subito sulla composizione, ha forse trovato la giusta carica per ottenere musiche non troppo influenzate da stili altrui, anche se è inevitabile portare nei propri brani tutte le sfumature dei dischi che si ascoltano.
Non mi resta che fare i più sentiti complimenti a tutti, soprattutto a Vito, un poco mi ricordi Ian Anderson dei Jethro Tull.
Visitate: www.goldmusic.it
William Red Rossi
E’ come un viaggio attraverso l’Europa, un bel viaggio, il tempo di un’ora.
Alla guida c’è il nostro amico William Red Rossi, che da questo momento diventa Red, come un vecchio amico che ci viene a trovare, e ci racconta pezzi della sua vita, della sua storia.
Il viaggio inizia con “Time has never stopped” , ed è come percorrere le coste che da Gibilterra portano in Inghilterra. Un sound di tipico stampo brit-prog ma con interessanti influenze latine, ispaniche.
Si prosegue con “For You”, traccia più intimista, pervasa da un insolito ottimismo, con un sound vivace e delicato.
La terza tappa è tra le più interessanti e fondamentali, per capire la vera natura di Red, i suoni taglienti e un ottimo refrain fanno di “It’s my reflection” probabilmente una delle canzoni più riuscite del cd, e fa da preludio ad una strepitosa “As you go down the road”, questo loop di chitarra acustica che fa da tappeto alla voce di Red, al culmine dell’interpretazione, ma è soprattutto il finale sognante, dove splendidi intrecci tra la chitarra di Red ed il Sax mi hanno regalato la più bella foto di questo viaggio.
Non faccio in tempo a dare una pacca sulla spalla del mio autista, che nuove sono rità inattese mi coinvolgono.
Le successive tappe di “Different worlds” e “In the light of the day”, infatti ci portano in luoghi distanti da quelli visitati fin qui. L’utilizzo anche di digitalizzazione più estese, la voce cambia tono e prende possesso, i testi molto espressivi, lasciano la musica a far da cornice, come se in questo momento Red avesse abbassato un po’ l’autoradio, per farmi un ragionamento tutto suo sulla vita e sul dove stiamo andando.
Ma in “Love Again” il volume deve per forza tornare alto, perchè gli ottimi arrangiamenti di questa song non possono passare sottotraccia, stiamo prendendo l’aereo, perchè Red ha intenzione di farci attraversi le sue Alpi dall’alto di una bellissima melodia.
Bello l’intreccio di suoni acustici (che Red sulle sei corde ci sa fare davvero) nelle tappe di “What do you mean?” e “Sound Sleep”, qui i suoni si fanno placidi, tranquilli, molto più intimi, ma non per questo meno belli.
Facciamo un salto in Spagna Red? Ed eccoci accontentati! Il nostro amico ci spiega che per suonare bene il rock, non bisogna per forza cantarlo in inglese, e la voce si esalta, più fiera e sicura di se. Un brano “Oh Jessy!” che potrebbe essere, e spero lo sarà in futuro, il biglietto da visita di questo artista, rock spumeggiante ragazzi, c’è da divertirsi!
Il viaggio ormai è giunto quasi al termine, col sorriso sulle labbra, ma prima Red ci porta a casa sua, per farci conoscere la parte più bella che c’è in lui… sua figlia, un attimo fugace, il ritorno ci aspetta.
Attacca “Dreaming in your wedding dress”, e sembra di riassaporare quel sound che ha fatto grandi i Marillion.
E con questa splendida e lunga colonna sonora compaiono i titoli di coda, delle foto di Red con la sua chitarra che torna a casa a parlare di noi con la sua famiglia:”Sai oggi ho conosciuto un altro amico, penso che tornerà a trovarci spesso”.
PRODOTTO NON CONFORME – VALERIA VAGLIO – MELANIE EFREM – MAYA – THE MIRRORS – GEA – DILAILA – IL PASTO NUDO
<PRODOTTO NON CONFORME – O.R.A.
Punk-rock senza compromessi quello proposto dai toscani P.N.C., evidenti le influenze di Derozer e Punkreas, testi rivoltosi e impegnati, riff grezzi e ritmiche serrate, voci “sgarbate”…insomma ci sono tutti gli elementi perché i canoni del genere siano perfettamente rispettati. Cd consigliato a tutti coloro che amano i gruppi succitati: O.R.A. mi piace, mi fa venire voglia di andar per concerti, i ragazzi ci sanno fare (anche con i rutti, vedi ghost).
VALERIA VAGLIO – DEMO
La chitarra di Valeria Vaglio disegna raffinate traiettorie impastate di blues, pop e jazz (avete presente il Pino Daniele più verace?), alchimia perfetta per la sua voce caldissima. Un curriculum di tutto rispetto spiega tale maestria: nel 2000 frequenta l'”Accademia della canzone di Sanremo”, nel 2001 lo stage di percussioni del M° Aissa Doghman ad Annaba (Algeria), nel 2002 è ammessa al Centro Europeo di Toscolano diretto da Mogol…In queste cinque tracce Valeria mette in mostra un’ottima padronanza dello strumento (“Bersaglio in movimento”), nonché liriche di qualità.
MELANIE EFREM – IL SOGNO DI IRMA
Ed eccomi qui ad ascoltare il full lenght dei ME, dopo aver già apprezzato il loro precedente demo. La lezione dei Marlene Kuntz targati “Il vile” oppure “Ho ucciso paranoia” (anche i ME sono piemontesi) innerva le 7 composizioni de “Il sogno di Irma” ma, come spesso mi capita di dire, considerata la difficoltà di inventare qualcosa di autenticamente nuovo, gli accostamenti non si tramutano necessariamente in note di demerito se, come in questo caso, la rielaborazione è adeguatamente personale e convincente: “Come a voi conviene” (con i suoi lievi innesti elettronici) e “I miei giorni surreali” sono grandi pezzi.
MAYA – LOST CONNECTION
Innanzitutto: grandi suoni (anche la produzione vuole la sua parte) e packaging professionale. Mi colpisce di primo acchito l’abilità dei Maya nel coordinare impatto sonoro micidiale e melodia mai banale, questo anche grazie ad arrangiamenti azzeccati e a voce e cori impeccabili. Pensate a Staind, Nickelback, Garbage o Weezer, giusto per avere dei riferimenti. Bellissimo lavoro, dal primo all’ultimo pezzo, compresa la riuscita cover elettro-acustica di “Sweet dreams”.
THE MIRRORS – THE GREAT ILLUSION
Dai Kinks ai Pink Floyd, passando per i Charlatans: in mezzo ci sono i Mirrors da Milano, 4 ragazzi evidentemente cresciuti consumando i dischi dei fertilissimi anni Settanta. 14 brani per 1 ora e 18 minuti (!) di rock psichedelico, brani lunghi anche fino a 8 minuti, suoni e voci dilatati, elegantemente circolari e ipnotici. Fossero nati a Londra? Intanto io continuo a far girare il dischetto in un viaggio variopinto e fumoso.
GEA – BAILAMME GENERALE
One Dimensional Man o il Pianto di Rachel Cattiva vi dicono qualcosa? Allora ascoltatevi “Bailamme generale” dei Gea (un tempo Bug). Sferzate di rumorismo, assalti gonfi di volume, ritmiche sbilenche e nervose, intelligente ricerca testuale (“Sigaretta serale sul balcone”, “Agro o dolce?”). Il disco esce per Ilrenonsidiverte, è registrato da Giulio Favero e ha tutte le carte in regola per dare il giusto seguito (e coronamento) a quanto già i Gea hanno prodotto in passato: “Ruggine”, cd uscito per Santeria forte del programmatissimo singolo “Ancora in viaggio” e “Ssssh…blam!”, opere sempre accolte dagli entusiasmi di pubblico e critica.
DILAILA – MUSICA PER ROBOT
Siamo ancora in casa Ilrenonsidiverte e di robotico qui non c’è nulla. Suoni soffici e malinconici, testi romanticamente intimi e una voce che entra nell’anima fanno pensare piuttosto a tutta la fragilità che ci assale quando all’improvviso lanciamo gli occhi al cielo. In passato in orbita BMG Ricordi, vincitori del trofeo TIM Roxy Bar e ospiti di Supersonic (MTV), i 6 ragazzi dei Dilaila mettono a frutto tali esperienze proponendo una formula in cui sono ottimamente dosate psichedelia e pop melodico.
IL PASTO NUDO – 20.05
Il Pasto Nudo suona stoner allo stato brado irrobustito da testi in italiano crudi e rabbiosi urlati da un canto al vetriolo che pare portarsi dietro frammenti di corde vocali quando esplode. I QOTSA più duri e puri (ma anche qualche richiamo ai Soundgarden intransigenti degli esordi) possono aiutare a dare un’idea del sound dei quattro pugliesi: molto valido il lavoro delle chitarre al limite della saturazione e di una sezione ritmica tempestosa. Potenza elettrica scatenata senza compromessi.








