HUMANOIRA

Sono sufficienti quattro brani a mettere in luce il gusto compositivo degli Humanoira. Si attinge soprattutto dall’indie di stampo americano (vedi Slint, Sonic Youth, Fugazi e Don Caballero) con liriche in madre lingua (Marlene Kuntz, Afterhours), il tutto riproposto con personalità. La totalità del disco suona molto rock’n’roll, e riesce a tratti a stupire. Già l’iniziale “Ziguli” (“i soldi non fanno la felicità, figuriamoci questa cazzo di miseria”) piace soprattutto nell’esplosione chitarristica, noisosa invece “Ciro e Anna” che parte bene, ma poi si perde per strada. Meglio, molto meglio quando la band pesta, è il caso di “Semantica”, meno efficace dell’opener, ma altrettanto coinvolgente. Bella anche la conclusiva “Rosa e Nero”, un attacco alla Slint ed una ritmica claudicante creano una piacevole sensazione. Da evitare qualche eccesso nella costruzione dei brani, ma il risultato complessivo è buonissimo! Per il prossimo anno dovrebbe esserci il debutto discografico della band. Lo attendiamo più che fiduciosi!
Fabio Igor Tosi