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Modaxì: contro lo sporco ostinato
Arriva dalla puglia ‘Contro lo sporco ostinato’, l’ultimo lavoro dei Modaxì, prodotto con la collaborazione dei laboratori Stark Ranch. Prendi il rock più puro, aggiungi raggae, rap, punk e la melodia del pop ed otterrai il suono fresco ed inconfondibile di questa band formata da quattro giovani ed eccentrici musicisti: GRILLO, alias Danilo,voce e chitarra. NICO , chitarra e cori. ALESSANDRO, basso. GIU’, batteria. Le cinque tracce del loro nuovo EP si ascoltano tutte d’un fiato, senza interruzioni, e le butti giù proprio velocemente quasi come ‘per un uso quotidiano’ ( come sagacemente recita la copertina del demo). L’impressione che si ha ad un primo ascolto è quella di brani, Sabbia e Ma che bella giornata, dove sicuramente prevalgono sonorità raggae e rap, mentre già dalla terza track, Oggi, la tendenza è quella di mettere in rilievo le sonorità più dure del rock. Filo conduttore, una voce rappata che a tratti non può non ricordare quella dei conterranei Sud Sound System , la cui influenza si trova anche in diverse scelte stilistiche e compositive. Degna di nota la quarta traccia, Alleluia, scritta a quattro mani e cantata a due voci da Danilo e Caparezza. Dunque, una formula ‘Super smacchiante’ quella dei Modaxì, che lascia intravede per loro un futuro sicuramente scintillante.
Erotomania: il nuovo per ‘The Marigold’
Quando metti su Eurotomania, ultima creatura dei ‘The marigold’, non pensi affatto (purtroppo!) di star ascoltando il lavoro di una band italiana e te ne puoi accorgere solo aprendo il book e leggendo i nomi dei componenti di questo giovane ‘power trio’ abruzzese “new wave- experimental- alternative”: Marco Campitelli, voce, chitarre tastiere, noises, samples; Stefano Micolucci, basso; Giovanni Lanci, batteria e percussioni. La giovane band abruzzese, dopo aver inciso svariati demo ed esser sopravvissuta a diversi cambi di line-up, ha pubblicato a Marzo la seconda opera, appunto “Eurotomania”, con il produttore Amaury Cambuzat (nome che ricorda inevitabilmente gli Ulan-Bator e Faust) e per l’etichetta ‘I dischi del minollo’. Il risultato sono nove tracks per una miscela di atmosfere dark, sonorità noise, metal e crossover, a cui si somma un cantato (purtroppo!) in inglese, che ricorda (troppo!!) la voce di Robert Smith. Chiaramente influenzati da bands come Deftones, The Cure e Joy division, ma anche Him e Queens of the stone age; il disco si apre con ‘diade02’, una sorta di intro strumentale fatto di atmosfere cupe; segue ‘Orgy’, davvero penetrante, dove i riff e gli intrecci di chitarre, ma soprattutto la voce, rendono chiari i riferimenti ai Deftones. L’ascolto continua poi con ‘A simple reflex to the light’ e ‘Voices’, terza e quarta traccia, dove invece emerge preponderante la netta influenza dei Cure. Si prosegue con ‘Dogma’, chitarre pesanti, profonde, sonorità malinconiche ed angosciose.. si differenzia lievemente dalle altre tracks ‘Mercury’, cantata in francese da Amaury. In ‘Mongolia’, settima traccia, è notevole lo strumentale finale che ‘spacca di brutto’ e in ‘9%’, la successiva, tornano gli urli e gli echi effettati ancora una volta in puro stile Deftones. L’ ascolto si conclude con il brano omonimo dell’album,‘Erotomania’, lunghissima, interessante, che fluttua tra chitarre stratificate e psichedeliche. Un disco dunque che si ricorda soprattutto per gli ottimi arrangiamenti, le sonorità e le atmosfere dardeggianti. Convincono meno i cantati, poco originali e ripetitivi, che in generale necessitano di maggiore ricerca sulla voce, sia per quanto riguarda l’interpretazione che gli effetti; un lavoro che permetta di creare un maggiore e più definito sound. ‘Erotomania’ è dunque un viaggio nella dimensione più ‘nera’ dei Marigold che piacerà sicuramente agli amanti del genere.
R.M
Arvenia : il primo lavoro di una band da scoprire
‘Arvenia’è il primo lavoro omonimo della rock band molisana. Nata nel gennaio 2003 dall’unione di tre amici “amanti di Musica”, Arvenia è un perfetto power-trio: Manolo alla voce e chitarra elettrica, Rossella al basso elettrico e Amilcare alla batteria.
Gli Arvenia propongono brani caratterizzati da sonorità rock, con linee di psichedelia, metal, grunge. Notevole il loro sound energico e melodico, aggressivo e dolce, rabbioso e sereno. Dicotomie che navigano parallelamente nelle loro composizioni. Un suono che ricorda gli italiani Afterhours, Verdena e Marlene Kuntz , ma anche Bauhaus, Coldplay e Radiohead. 6 tracce per un demo tutto ‘made in Italy’ e necessariamente da scoprire a partire dal book, davvero ‘alternativo’; ad un primo ascolto colpisce inevitabilmente l’intro Carillon, tetro e viscerale a cui segue la traccia Miele che ha invece sonorità più ‘pop’. In Criteryon 4, così come in Frank e Dolce Veleno, esplode l’anima indie della band. Notevoli le linee di basso distorto, nefaste e malinconiche; i riff di chitarra intensi e seducenti. Musicalmente convince meno Stato di perdizione amorosa , anche se ha un testo allettante; si arriva poi alla track numero 6 ed è con Bianca Neve che si conclude meravigliosamente l’ascolto. Una ballata acustica, amorevolmente rock, sentimentale e intensa. Il brano che di sicuro si ricorda maggiormente e che invita ad un riascolto infinito.
AMELIE
Due autoproduzioni nel giro di un anno sono cosa rara, e quando lo scarto qualitativo è di queste dimensioni la cosa è davvero stupefacente. Ho sentito il precedente demo degli Amélie, quel “Trabant EP” che in redazione è piaciuto sopratutto per il cuore della proposta. “Be Low” sembra spostare leggermente le coordinate della band, il pop si fa più elegante e raffinato, con qualche spunto chitarristico vicino al post americano. C’è passione e una buona tecnica, gli Amélie sfoggiano arrangiamenti maturi e un notevole passo avanti nelle linee vocali, qui incisive, ammalianti e calde. La stessa registrazione ha dietro nomi importanti, Andrea Rovacchi, Andrea Franchi e con la preziosa collaborazione di Paolo Benvegnù. Buon gusto e capacità compositive più che discrete, sfornano altre cinque buone canzoni dalla sensibilità inglese, pulite ed affascinanti nelle atmosfere crepuscolari. Molto belle “Do It Over” e “Slow”, i primi brani in tracklist. Una band maturata in fretta, di cui sono certo sentiremo parlare a breve termine e che spero saprà giocarsi al meglio il proprio potenziale.
Fabio Igor Tosi











