ICELIGHTERS
Ciao! Fateci conoscere meglio la Vs. band…
Salve a tutti; siamo un gruppo rock della provincia di Napoli, più precisamente di Sorrento, un posto dove fare musica è un cosa un po’ impossibile, proprio come quello che ci proponiamo di fare con il nostro nome: incendiare un elemento per definizione ignifugo come il ghiaccio!…a parte gli scherzi, il nostro è un po’ un richiamo al fatto che tutti quelli che fanno musica in modo genuino, volendo esprimere se stessi e comunicare con gli altri, vivono un po’un paradosso, a cavallo tra il ghiaccio, che il mondo cerca di importi, in termini di modelli comportamentali, e quel fuoco che cresce dentro, e spinge ad imbracciare uno strumento. Dimenticavo, siamo in 4, poco più che ventenni, e rispecchiamo la formazione base di una rock band, e cioè ci schieriamo sul palco con la formazione Voce, Chitarra Solista, Chitarra Ritmica, Basso e Batteria
Il vostro sound è un rock molto melodico, a quali artisti vi ispirate maggiormente?
Le nostre fonti di ispirazioni sono davvero molteplici, e variano sia in funzione dello spazio, dagli Stati Uniti al Bel Paese, sia in funzione del tempo, dagli albori degli uomini primitivi al rock con derivazioni elettroniche, ad esempio quello degli ultimi Radiohead; anche i nostri gusti sono molto eterogenei, ed ognuno ha i suoi miti che, va da se, non sono altrettanto amati dagli altri: si va dai paradisi vocali ispirati dalla famiglia Buckley, ai suoni psichedelici degli Scisma; dal rock made in U.K. al panorama alternativo italiano; quello che per noi è importante è il fatto che ogni elemento del gruppo esprime se stesso, le sue sensazioni e la propria concezione di musica all’interno di quello che costruiamo insieme, giorno per giorno, ed è in base a questo, cioè la diversità di quattro persone che danno vita ad un sound compatto ed unito, che ci piacerebbe lasciare la nostra impronta
Tra l’altro un vostro brano è già stato presente su un sampler di rocksound, com’è andata quella situazione?
Quella della nostra partecipazione all’interno del CD sampler di RockSound (numero di Marzo 2003), con il nostro brano “When The Lights Are Changing”, è di sicuro una delle maggiori gratificazioni che abbiamo ricevuto fino a questo momento; la nostra soddisfazione è di sicuro resa ancora maggiore dal fatto che siamo stati proposti alla rivista dal sito it.mp3.com, che ha scelto il nostro brano per iniziare la collaborazione con il giornale; abbiamo quindi ricevuto la fiducia sia dalla redazione di RockSound che da quella di it.mp3.com, e questo non ha potuto farci che doppiamente felici, unitamente al fatto di essere stati presentati con una frase che recitava “Etichette fatevi sotto!”, ed essere stati presenti sulla stessa compilation con dei gruppi veramente grossi, quali i Placebo e gli italianissimi One Dimensional Man
Nei tre brani promozionali avete “escluso” un brano che mi era particolarmente piaciuto nel Vs primo demo “So come subire”, pensate di riproporlo nell’album?
L’intenzione da parte nostra c’è davvero tutta: abbiamo davvero molti brani da proporre, ed altri in cantiere, con i quali cerchiamo di toccare varie corde dell’animo, e sarà davvero dura dovere accantonare, inevitabilmente, qualche nostra canzone, dato che sono tutte il frutto di sensazioni comuni e delle nostre quattro concezioni del fare musica, ma di sicuro cercheremo di proporle tutte nei nostri LIVE
È davvero bella anche “Veleno”, credo ci sia stata una evoluzione rispetto al suono del demo, concordate?
Concordiamo pienamente: del resto il nostro primo demo rispecchiava la situazione che vivevamo un paio di anni fa, e cioè di profonda difficoltà: fare musica a Sorrento è davvero molto difficile, come dicevamo prima; dove viviamo non esiste alcuna sala attrezzata per provare, e quindi non provavamo mai; quando abbiamo registrato il primo demo non abbiamo avuto modo di preparare i pezzi al meglio, e se il risultato è stato discreto lo si deve in buona parte all’eccellente lavoro svolto da Peppe de Angelis; successivamente ci siamo creati un nostro spazio dove poter suonare e quindi elaborare nuovi pezzi, nuove idee, nuove sonorità, ed il lavoro fatto a Senigallia ai Red House Recordings Studios rispecchia l’anno che abbiamo avuto a disposizione per crescere, nonché le esperienze maturate on the road; quindi la crescita è costituita da una maturazione personale, nonché musicale. Anche in questo nostro secondo lavoro cmq ha giocato un ruolo fondamentale la produzione artistica di David Lenci, la professionalità di tutto lo staff, Andreas Venetis ed Antonio Piazza che ha curato il mastering; quando ti segue uno staff di questo livello non si può non essere spronati a dare il meglio, ed il risultato non può che essere incoraggiante
I Testi sono principalmente in italiano, con un’unica eccezione, rimarrà una canzone in inglese o pensate di riproporla in madre lingua? Pensate ci saranno altri esperimenti in inglese?
Abbiamo sempre lottato per far accettare la nostra musica come un discorso costantemente aperto, non precluso a qualsivoglia influenza; anche il semplice fatto di voler inquadrare il nostro genere non è semplice, trovandosi a coesistere brani con sonorità aspre e distorte, insieme ad altri dal sapore decisamente melodico: noi siamo tutto questo. E’ quindi abbastanza normale esplorare anche tutte le possibilità che i diversi usi delle varie lingue possono offrirci: all’inizio della nostra carriera usavamo solo la lingua inglese, per una scelta che dopo un po’ ha cominciato a rivelarsi un’auto limitazione, per cui abbiamo cominciato ad usare anche la nostra lingua, ma è un dato di fatto che torneremo a scrivere altri brani in inglese, e non è detto che potremmo anche spaziare nell’uso di altre lingue; viviamo in un mondo che si sta aprendo sempre di più verso un’integrazione che interessa la società nei suoi molteplici aspetti, inclusa la musica, e quindi la comunicazione multi linguistica diventerà cosa di tutti i giorni, tra qualche anno, per cui ci sembra davvero stupido affrontare un discorso così piccolo, come ad esempio il dover usare una lingua, anziché un’altra
Sembrate comunque puntare molto su “When The Light Are Changing”…
E’ uno dei brani grazie ai quali mettiamo a nudo la nostra anima, grazie al quale possiamo far apparire il nostro lato più intimo ed ottimista, quello cioè che contraddistingue il nostro messaggio di fondo, l’incitamento a non tralasciare tutto quello che la vita sembra volerci far dimenticare; è stato scritto dal nostro chitarrista Sergio Keller, durante uno dei suoi soggiorni londinesi, parla delle sue esperienze, di come la vita è un continuo cambiamento, e quindi è questo che regala al pezzo la sua genuinità; forse è questo ciò che ha colpito tutti quelli che hanno creduto in When The Lights Are Changing, la sua ingenuità è la sua bellezza, la sua poesia è la sua forza; è uno dei brani che ci sono più cari e che resterà di sicuro in lingua inglese, perché così è stato concepito, ed è così che è in grado di dispiegare le sue ali e volare
Di cosa parlano i Vs testi?
I nostri testi trattano come abbiamo accennato prima, di tutto quello che una persona può sentire dentro di se: amore per la vita, sentimenti come l’affetto e l’amicizia, nonché di tutte quelle sensazioni fredde, come l’apatia o il malessere per essere non essere capiti o accettati dalla società; noi cerchiamo di non parlare di politica o di altri aspetti che potrebbero limitare il nostro campo di riferimento ad uno schieramento anziché un altro, e questo perché tutti abbiamo una parte comune che ci identifica e che ci rende uguali gli uni agli altri; secondo noi già questa è un’affermazione importante, specialmente in un periodo così difficile come quello attuale; sono messaggi e discorsi fatti da sempre, ma che proprio in questi giorni sembrano essere universalmente respinti e dimenticati, mentre invece è possibile costruire un mondo migliore, insieme, senza distinzioni…pensieri che oggi sono utopistici, ma che la musica ha, in generale, il dovere morale di affrontare e diffondere; perché se una canzone può arrivare al cuore, allo stesso modo, di due persone indipendentemente da un’ipotetica diversità politica, sociale o religiosa, allora forse è possibile che il mondo possa cambiare, e diventare un posto migliore
Come siete arrivati al contatto con il Red House Recordings? Com’è andata questa esperienza?
Grazie al nostro primo demo, che ha ottenuto qualche recensione ed ha fatto un po’ di rumore; quanto basta per essere notati dallo staff dei Red House, che ci ha contattato per conoscere meglio il nostro progetto, in seguito ritenuto valido per una collaborazione; come abbiamo avuto modo di dire in precedenza, il fatto che una realtà così professionale si interessi a noi ci rende davvero molto orgogliosi, e ci sprona a migliorarci sempre di più; abbiamo avuto modo di lavorare in un contesto di alta professionalità, sia in termini di materiale tecnico che umano; ai Red House abbiamo incontrato delle persone con cui siamo entrati in sintonia dal punto di vista personale e artistico, usufruendo della massima libertà espressiva; possiamo solo augurarci che questa collaborazione possa continuare, e che si possano scrivere insieme altre pagine di questa bella storia







