‘DOVESSI MAI SVEGLIARMI’ dei Numero 6
Dopo circa due anni dal loro album di esordio “iononsono” i Numero6, progetto artistico dei genovesi Michele Mezzala Bitossi (cantante, chitarrista e autore) e Stefano Picchiami Piccardo (chitarre, tastiere e voce) tornano con un nuovo lavoro “Dovessi mai svegliarmi”, uscito il 7 aprile su etichetta Eclectic Circus/V2 e prodotto artisticamente da Michele Bitossi.
I Numero6 propongono 12 tracce di delicato e raffinato indie-rock in bilico con la melodia, uno stile ricercato nei testi e nelle sonorità, un ottimo esempio di come a star lontani da alcuni meccanismi mediatici si crei musica di qualità..
Overtures
Tre tracce non aiutano, l’ho scritto spesso su questo sito e ne sono sempre più convinto. Ho sempre i soliti problemi a inquadrare e giudicare pienamente un lavoro e l’identità di una band (che a ogni modo non si misura solo in studio ma sopratutto su un palco). Gli Overtures propongono un hard/rock molto strumentale composto da tanto gas e accese schitarrate, brani sfrenati ma non ossessivi che riprendono un pò dell’heavy-metal di fine anni 80 senza necessariamente fossilizzarsi su suoni grevi; è così infatti che prende forma una ballata semi-acustica come “Hidden treasures” che quando sembra attenersi a un clichè sonoro che si ripete, genera un modesto cambio di tempo e un breve assolo che porta alla chiusura. Personalmente credo che la ballata poteva essere sfruttata ben diversamente con inserimento anche di altri assoli a maggiore incisività anche a discapito di una durata maggiore del brano. Chiude il demo “Silent Observer” che inziata in maniera delicata ripercorre la strada dell’hard rock iniziale ricordando alcuni lavori dei primissimi Dream Theater, pensiero che mi ha accompagnato per tutta la durata di questo demo.
Martino De Cesare
Virtuosismi chitarristici venati di atmosfere tribal e caraibiche, tracce di non eccessiva durata e legate dalla comune intenzione di dipingere caldi tramonti estivi. Ammalia già dalla intro questo lavoro di Martino De Cesare, delicato e coinvolgente capace di emozionare nell’accavallare le sei corde a quelle degli archi, lasciando poco spazio ai testi e molto all’immaginazione e alla fantasia. Un lavoro maturo e pulito, da ascoltare tutto d’un fiato lasciandosi cullare da queste sonorità calde ma allo stesso tempo dolci e leggere, specchio luminoso della sensibilità del musicista.
CLINICAMENTE MORTI
Salve ragazzi, presentatevi e raccontateci come vi siete conosciuti e come è nata l’idea di formare una band.
Il progetto C.M (clinicamente morti)nasce nel maggio 2005 dall’idea di due
musicisti Salvatore e Giovanni (chitarrista e batterista),nonostante avevamo avuto
diverse esperienze musicali per quanto riguarda i generi,abbiamo trovano
subito affiatamento sin dalle prime prove,creando dei riff amalgamati
tra death e industrial.Successivamente si sono aggiunti gli altri musicisti
Gabriele come chitarra solista Nico alla voce e Carlo al basso.Nel giro
di nove mesi siamo riusciti a realizzare il nostro primo mini cd composto da
sei pezzi, adesso siamo pronti a promuovere il nostro lavoro.
I’ll
Suoni oscuri, cupi e distorti. Gli italianissimi I’ll partono esplicitamente dagli insegnamenti del post-grunge e post-rock di stampo americano attingendo simbologie, estetica e sonorità care ai Tool del geniale James Maynard Keenan. E come la band statunitense, gli I’ll partoriscono un sound granitico, oscuro e misterioso intriso di vocalità lancinanti, ritmi secchi e potenti, chitarre bivalenti a loro agio sia nei brevi e delicati tocchi di riflessione e sia nelle violenti scrosciate che alzano vertiginosamente il ritmo dei brani e il volume d’insieme. L’impatto è molto energico, orecchiabile (stiamo comunque parlando di rock!) e le varie tracce scivolano via piacevolmente, rapendo e dando forti scosse (quasi fisiche) aiutate da arrangiamenti e registrazione che mettono in evidenza le capacità tecniche e compositive della band. Certo troppo spesso fa capolino la lunga ombra tooliana ma ciò potrà divenire un problema solo se in futuro la band tenderà a rimanere ancorata a determinate sonorità, senza cercare di manipolarle e interpretarle in maniera totalmente autonoma e personale.







