PAINSTORM – ‘ W e l c o m e ‘
ETICHETTA: AUTOPRODOTTO
DURATA: 23 min. 20 sec.
TRACKLIST:
1. Welcome to my Fucked up World / 5.21
2. Kill All Your Fear / 5.00
3. Masters of the Truth / 5.41
4. Near the Doors of Hell / 7.26
Nati da poco i salentini Painstorm si presentano con il loro primo cd d’esordio “Welcome”.
Thrash band giovanissima dal chiaro stampo anni 80 mostrano in questo lavoro una qualità eccellente.
Le 4 tracce che compongono “Welcome” sono cosparse di sane venature thrash metal che strizzano l’orecchio in un mix tra Metallica e Megadeth e ad album come “Kill’em all” e “Master of puppets”.
Ottime le soluzioni usate per gli arrangiamenti di questi 4 brani tra cui una buona nota di merito va alla graffiante e tecnica chitarra solista dai decisivi assoli, agli aggressivi riff e alla potente sezione ritmica.
L’ascolto inizia con ” Welcome to my Fucked up World ” un ottimo impatto dato da riff veloci e aggressivi; proseguendo con ” Kill All Your Fear ” (secondo me il brano migliore) e ” Masters of the Truth ” si notano subito gli accostamenti di chitarre,voce e arrangiamenti a ” Kill’em all ” dei Metallica.
Ad oltrepassare le coordinate della band è decisamente l’ultima traccia ” Near the Doors of Hell ” dall’impatto decisivo si presenta con suoni sperimentali, innovativi e moderni; la composizione di quest’ultimo brano è davvero buona tant’è che gli arrangiamenti assaggiano leggermente anche il new metal.
Nel complesso un buon lavoro che si lascia ascoltare più volte anche se talvolta si ha l’impressione del già sentito; comunque un gruppo che ha grossi margini di miglioramento.
Mola – Concerto per la pace
Giungo nel pomeriggio, manca poco alle 18:00. Incontro per caso e quasi subito l’indaffaratissimo Aldo Binosi, una delle “menti” di questo concerto per la pace in Mola (BA), 6 settembre, piazza XX settembre.
Gli chiedo la cortesia di seguirmi per accomodarci sulle prime due sedie libere e per potergli fare qualche domanda. Aldo mi spiega che l’idea di organizzare un concerto per la pace ad una certa distanza dalla “esaltazione mediatica” di una manciata di mesi fa nasce dall’Assessorato alla cultura e alla pace di Mola, nell’ambito del programma “Musica non rassegnata”. Nasce contro la guerra, partendo dalla considerazione che la pace non è una moda. E che adesso i mass-media pare si siano scordati di una situazione che tutto è fuorché “pacificata”. Le aspettative che Aldo nutre rispondono essenzialmente all’esigenza di coinvolgere bands e quindi ragazzi. E i risultati illustratimi sono notevoli: gruppi da tutta la Puglia, varietà assoluta di generi. Per quanto concerne la risposta delle istituzioni Aldo sottolinea che la quasi totalità del merito va al Comune di Mola, espressione, nella sostanza, di Rifondazione Comunista; da non dimenticare il patrocinio provinciale e l’aiuto di enti e altre associazioni, nonché il contributo dell’Unipol di Bari. La disponibilità economica è comunque definita davvero insufficiente, soprattutto perché Regione e Governo passano pochi soldi. Per quanto concerne il concerto vero e proprio va sottolineata la partecipazione dei Suoni Mudù, dei Pooglia Tribe (nella persona del Reverendo) e di Antonio Stornaiolo, nonché di gruppi sempre (e spesso ingenerosamente e superficialmente) associati all’eterna scena emergente quali Impure, Kerygma, Blemio, C.F.F. e il Nomade Venerabile, Baol.
Una considerazione personale e a margine: non mi piace la politica, mi sforzo di considerare quel che vedo sempre lottando strenuamente contro ogni condizionamento o “ragionamento indotto”. Tanti pacifisti mi sono sembrati “contingenti”. E strumentalizzati, loro malgrado. Spero. La bandiere arcobaleno sventolano ai balconi (e sviluppano il commercio) quando ci sono di mezzo gli Stati Uniti e quando i mass-media decidono di dare particolare risalto a Saddam Hussein, semplicemente uno dei tanti dittatori presenti negli angoli del mondo. Molte manifestazioni mi sembrano più anti-americane che a favore della pace, a mio modestissimo parere concetto universale e “immanente”. Dov’erano le bandiere quando Saddam gasava i curdi, dove quando giustiziava donne e ribelli a centrocampo, dove quando perseguitava gli sciiti in un anonimo 1995 o 1998? E continueranno a esserci? O l’Angola o la Nigeria sono più stronze dell’Iraq?
Intervista ai Drop Out
E’ il 12 Settembre 2003 e siamo ad Adelfia (BA) per assistere ad un concerto organizzato in occasione della Festa de L’Unità. Si esibiscono tre band, ma noi siamo qui per una in particolare, i Drop Out. Dopo una breve esitazione sulla partenza dovuta alla pioggia (che sembra ormai perseguitare questi ragazzi) il concerto ha inizio, e sono proprio i Drop Out ad esibirsi per primi. Colpisce da subito sia la “presenza scenica” (da spettatore si ha quasi l’impressione di trovarsi sul palco con la band) che la voce del cantante Pietro, potente e molto ben impostata. Diverse le cover proposte in quasi un’ora e mezzo di concerto: si va da Ligabue a Lennie Kravitz, da Vasco a Zucchero… Ma ritengo che la vera perla della serata sia stata il loro brano “Amen”. Testi ben curati e ricercatezza sonora. Un rock libero da clichet, mai banale e con interessanti spunti vocali di Pietro. Alla fine del concerto io e Vanni abbiamo avvicinato i ragazzi della band per scambiare con loro quattro chiacchiere. Hanno parlato Fabio (tastiera), Savio (chitarra), Pietro (voce) e Vito (batteria, chitarra e seconda voce). Purtroppo mancava Gerardo (basso). Ecco quello che ci hanno detto.
BRAMA – BASSA FEDELTA’
“Bassa fedeltà” contiene sei canzoni in bilico tra rock, canzone d’autore e musica leggera. Musica ben suonata e testi immediati consentono un ascolto piacevole ma, come dire, non lasciano troppo spazio ai fattori “sorpresa” e “originalità”. Per carità, non è necessario sforzarsi di cercarli a tutti i costi. Anzi, se l’obiettivo dei piemontesi Brama è quello di inserirsi nel circuito radiofonico nazional-popolare “Sottopelle” e “Il giorno prima” sono ottimi biglietti da visita. “Pagina” invece in alcune aperture ricorda i Pink Floyd; il ritornello di “Out of my soul” invece riporta ai mai troppo apprezzati Sound. La conclusiva “Disco Zeta” si distingue per i cambi ritmici e le tastiere vagamente “disco” (per l’appunto).
Quattro pezzi su sei sono registrati dal vivo: questo consente di apprezzare maggiormente la padronanza tecnica dei sei ragazzi.
L’art-work è davvero ben realizzato.
RETRO – OLTRAGGIO
Ricordo che attorno ai 15/16 anni, sfogliando i cataloghi musicali, correvo subito alla sezione “indie rock italiano” perché lì trovavo i cd (mai troppo spesso in offerta.caro-cd: questione rognosa.) dei miei gruppi preferiti: Massimo Volume, Negazione, Disciplinata, Diaframma, Umberto Palazzo e il Santo Niente.
Bene, idealmente collocherei questo demo dei Retro proprio all’interno di quella sezione. “Oltraggio” è davvero un bel lavoro, 5 pezzi che pagano innegabile tributo (anche testuale) ai Massimo Volume, e questo è un complimento, anche perché c’è dell’altro.
L’intreccio delle voci parlata e cantata di “Mr. Me Stesso” risulta davvero pregevole; i riff di “Visioni” (dall’apertura efficacissima) riportano al Parisini (Disciplinatha) maniaco dello studio del suono multi-effettato; degno di nota il “megafono” applicato alla voce del cantante Antonio ne “Il consenso”, la quale però perde un po’ in impatto quando insiste troppo sulle note alte.
“Retro”: nome scelto per indicare un percorso introspettivo. Scelta azzeccata, perché le emozioni non mancano.
L’atmosfera decadente che spesso traspare si può cogliere sin dai colori della copertina: viola, nera, stilizzata, assolutamente in linea con musiche e testi.
Complimenti.







