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Il produttore della Red House Recordings.:::
1. Ciao Antonio, grazie per la disponibilità! Partiamo dai tuoi esordi: come hai iniziato?
Grazie a te davvero!
Credo che il mio percorso sia simile a quello di molti altri, l'elemento più incisivo è stata la passione, lo spirito di sacrificio avvolte folle , soprattutto quando tutti avrebbero voluto farmi cambiare strada.
Non vorrei apparire nostalgico o retorico, ma vuoi la verità?
Ho iniziato a 12 anni , strimpellando la chitarra di mio nonno appena deceduto: quel suono me lo ricordava!
Prima studiavo fisarmonica, uno strumento che ho abbandonato dopo qualche anno in quanto detestavo le canzoni che mi facevano studiare...
A forza di strimpellare, dai 16 in anni poi mi sono ritrovato rockettaro - capellone a fare live come tanti ragazzi sognatori , tra pubs, clubs e bettole e pantaloni strappati.
La mia passione più grande però era la composizione attraverso il mio home studio recordings, su cui investivo i miei risparmi ed il mio tempo, realizzando opere personali, ma anche canzoni come autore per altri artisti e qualche spot.
Poi mi sono appassionato al mastering audio e ho avuto la fortuna di conoscere David Lenci all’epoca del suo primo studio “Sound Machine Recordings” , ed eccomi al Red House Recordings dal 2000 come socio , assieme a lui, i miei amici e soci Andreas Venetis e Massimiliano Moccia.
Parliamo della Red House Recordings e delle sue divisioni: come lavorate?
Sono intanto lieto di poter annunciare a Maggio i nostri 10 anni di attività.
Abbiamo iniziato a lavorare forti dell’ esperienza di David Lenci accumulata con il suo primo studio Sound Machine Recording (1994) e le molteplici esperienze negli USA ed in EUROPA attraverso tours con UZEDA, JUNE OF '44, DAVID GRUBBS, WILL HOLDHAM, BEDHEAD, BLONDE REDHEAD, MAN OR ASTROMAN, WARMERS, attraverso contatti con nomi prestigiosi: STEVE ALBINI ( che poi ha registrato 4 album da noi) e BOB WESTON, per citarne alcuni..
Questo ha permesso di far fiorire in Italia un certo tipo di sound indipendente tipico dello scenario grunge e post rock dei favolosi anni 90 in quel di Seattle.
All’epoca il boom delle attrezzature digitali avevano erroneamente suggerito a molti studi di liberarsi di certe macchine analogiche ingombranti, invece noi siamo sempre andati in controtendenza pensando prima all’obbiettivo di sound e poi al problema dei costi.
Questo ha comportato un forte richiamo per un certo tipo di scenario indipendente ancora embrionale in Italia: chi voleva certe sonorità sceglieva il Red House Recordings come una “ambasciata americana” , in genere artisti con una certa cultura, con l’ossessione del suono, quelli che prima pensano al prodotto e poi al resto.
Il Red House ha poi rappresentato un caso isolato, considerato che tale filosofia ha anche coinvolto l'interesse di prestigiosi produttori internazionali i quali si affidano sempre più ad uno staff qualificato e ad una struttura che vanta apparecchiature e ambienti adeguati agli standard degli studi di alto livello internazionale
Negli anni abbiamo registrato centinaia di album spaziando in tutti gli stili musicali, venendo a contatto con artisti , etichette discografiche, produttori , conoscendo giorno dopo giorno tutto quanto ruota attorno al settore major e indipendente .
Da qui è nata la voglia di aprire la Load Up Records, etichetta distribuita da Venus , poi la Load Up Communication agenzia di ufficio stampa, promozione e strategie ed infine la neonata Elevator Records , etichetta distribuita da Jestrai e da quest’anno distribuite anche all’estero .
Essendo vari i compiti all’interno di questa realtà lavoriamo in modo congiunto o disgiunto rispetto al Red House , dipende dai progetti , con vari collaboratori dislocati nel territorio, spesso anche le nostre band che offrono un valido supporto in uno spirito di collaborazione.
Alcuni confondono il Red House come etichetta , invece è e rimarrà solo uno studio di registrazione che registra e non si occupa di altro.
Il nostro punto di forza è lo stretto rapporto con gli emergenti..a noi interessa questo legame anche se siamo lusingati per il fatto che i big ci abbiano scelto o sceglieranno.
nuove tecnologie e nuove sonorità…qual è il rapporto?
Ti rispondo con il detto “sei quello che mangi”
Non ha senso andare in uno studio per registrare dei buoni strumenti vintage , farli suonare in una stanza “pannellata e insugherata”, inserendo riverberi campionati e poi emulare digitalmente un nastro.. sono cose ridicole e molti musicisti comprendono cosa intendo.
Dipende tutto dal genere che fai e anche dal buon gusto personale, da una certa onestà di fondo: che suono voglio davvero e quanto ritengo importante questa cosa per la mia crescita?
Un artista non dimentica mai “il sound di riferimento e di approdo” soprattutto in questa attuale omologazione.
Oggi basta che hai una scheda digitale e tutti si definiscono “studio di registrazione” : gli artisti devono essere consapevoli delle proprie scelte e delle porte chiuse quando bussano alle etichette, soprattutto dagli indipendenti che fanno del sound una cultura su cui andare fieri!
rimane fondamentale suonare e saper proporre uno spettacolo dal vivo?
Assolutamente si, considerato che oggi i cd si vendono quasi tutti nelle attività live!
Però occorre spiegare alcune cose e lo faccio prendendo spunto da una mail abbastanza comune che ricevo periodicamente, così scrivono le band emergenti:
“ Siamo alla disperata ricerca di un'agenzia che ci promuova e ci permetta di suonare dal vivo”
Le band emergenti devono capire prima le dinamiche di queste settore e sotto le riassumo.
Oggi i cd non si vendono e sono diventati più un gadget da abbinare alla maglietta e magari le etichette guadagno più sulla maglietta , sulle spillette che non sul cd!
Le band devono capire che i locali non sono onluss né tantomeno noi indipendenti che cerchiamo di motivare i gestori dei locali con progetti che sappiano garantire una buona affluenza di pubblico, consumazioni certe, perchè questo vogliono i gestori e quindi anche le agenzie di booking. Inutile prenderci in giro!
Questo settore funziona quando ci sono i numeri quando esiste una rassegna stampa, quando la band ha curriculum e da garanzie su cui poi investire.
La richiesta che fa una band emergente è completamente asincrona quanto presuntuosa ( certamente in buonafede).
Fate un passo indietro cari ragazzi, puntate al prodotto ed è normale che dovete spenderci soldi perché non siete delle star e poi soldi li spenderete comunque se volete aprire una qualsiasi attività o no?
Oggi tutto il settore è diverso: ci sono locali che chiudono poco dopo che aprono solo per le spese di gestione, far suonare voi emergenti è solo un costo tra SIAE e CACHET …, in rapporto alle esigue consumazioni che la gente fa quando suona uno perfetto sconosciuto, alle pause sigarette e alle cover che dovete fare per far rientrare la gente:è osceno!
Dovete cambiare mentalità senza rinunciare all’obbiettivo primario di suonare dal vivo.
Quali sono le difficoltà che incontrano gli emergenti?
La difficoltà principale che incontrano è la non la conoscenza delle cose, i luoghi comuni, le approssimazioni ingenue legate all’esuberanza giovanile che ti fa vedere le cose più semplici di quanto sono. Oggi chi fa questo mestiere si tiene il know- how in modo stretto e quindi un artista dovrebbe prima di tutto ringraziare quando si offrono informazioni su cui si è patita una vita, o semplicemente dovrebbero prendersi una consulenza professionale prima di perdere anni di tempo approdando ad una etichetta con prodotti fuori canoni, dover ricominciare da capo.
A proposito di formazione…la discussione più frequente ultimamente è quella che vede contrapposte “anima” e “tecnica”. Premesso che ovviamente si tratta di aspetti assolutamente complementari e interdipendenti, qual è la tua posizione in proposito?
Sono due elementi che fanno parte del tutto, come l’ emisfero destro ed emisfero sinistro…
Potrei voler accendere un fuoco con tutta l’anima… ma se sbaglio la tecnica non ci riesco…potrei altrimenti avere tanti strumenti in mano e non avere cuore ed intuito per usarli.
Occorre fare la cosa giusta al momento giusto , non dimenticando oggi che fare musica non è solo comunicare con se stessi, ma imparare ad interagire con gli altri, imparare a vivere in società, senza inutili sofismi o autocompiacimenti sterili.
Chi ha qualcosa da dire lo faccia , cercando di farsi capire .
Il problema non è sempre di chi non capisce…, ma anche di chi parla.
Il panorama musicale negli ultimi anni è molto cambiato. Da produttore, come lo vedi? Cosa ne pensi?
Retoricamente parlando c’è crisi , c’è grossa crisi ok, lo sappiamo.
Rimango generalmente sbigottito sulla disinformazione che induce gli artisti a fare ancora considerazioni appartenenti ad un mercato di 30 anni fa!
Mi chiedo come mai all’evoluzione del mercato non è avvenuto un’ evoluzione adeguata dell’informazione….
La colpa è di chi si è fatto portavoce di movimenti che non hanno affatto prodotto informazione, ma confusione..non faccio accuse polemiche perché probabilmente ci sono problemi di filosofie, comunicazione e preparazione in chi organizza.
Oggi produttore è colui che investe di tasca proprio assumendosi rischi e benefici..sono davvero pochi e dubito anche che dalle tasche di grandi label ci siano produttori per il primo album: questi sono quasi sempre gli artisti, spesso “figli di papà”.
Noi indipendenti facciamo quello che possiamo, eppure a noi chiedono più di quanto pretendono alle major!
Morale della favola ? Onestà e rimbocco delle maniche , sia da produttori che da artisti.
Ricordate: oggi A&R Manager non vanno in sala prove come negli anni 80 perché dalla cassetta che si mandava ( via posta!) non si capiva nulla, oltretutto il mercato vendeva e quindi c’era ricerca dell’artista nuovo.
Oggi non si vende, le band sono tante e si omologano tutte attraverso la produzione fai da te..questo è la prima causa sul fatto che “non succede nulla”!
Come scegli i gruppi che decidi di produrre?
In genere mi contattano privatamente, nei siti ufficiali e mi chiedono tutti l’ascolto on line per risparmiare i soldi delle spedizioni…
Io capisco il problema, ma purtroppo do particolarmente attenzione a chi mi manda il promo via posta, da ascoltare, toccare, osservare come si è sempre fatto da tempi immemorabili.
Come indipendente oggi la produzione è una parola fuorviante perché aldilà di alcune produzioni/anno non possiamo permetterci di produrre tutti e quindi spesso si instaurano collaborazione diverse, coproduzioni o servizi di management per progetti che puntano esclusivamente alla qualità artistica!
Tre consigli che ti senti di dare ai musicisti?
Parlo con franchezza e vorrei darne 7 !
1) informarsi prima di dedicarsi a qualsiasi progetto, fidarsi dei personaggi che sono sulla breccia da anni senza troppi pregiudizi: non è tempo perso, ma investimento!
2) evitare di aspettare che il fico cada dall’albero, ma arrampicarsi sulla pianta, a costo di sbucciarsi le mani!
3) Prima di pensare ad una grande band occorre pensare a queste cose con molta umiltà, soprattutto per chi è emergente.
Le capacità e attrezzature personali , la scelta di realtà professionali dove registrare, e ottimizzare la produzione, dimenticando l’uscita, la promozione, il booking perché gli addetti al settore si accorgeranno della differenza e di quanta importanza date alla musica.
4) Dedicarsi a progetti di medio termine …almeno un paio di anni dove è essenziale l’amicizia e la collaborazione tra tutti i componenti della band, consapevoli che i progetti per svilupparsi portano via molto tempo, spesso anni.
5) Se volete fare i rockers dannati e carismatici fatelo sul palco…, tra professionisti spogliatevi di questo vestito e date animo a tutta la vostra lucidità e puntuale compostezza.
6) Quando il prodotto è un optional allora meglio dedicarsi ad altro.
7) Ai big consiglio di non diventare tanto snob con gli indipendenti perché oggi si finisce con il culo a terra in men che non si dica e poi bussare agli indipendenti sarebbe di cattivo gusto.
Questo mercato musicale aimè sta diventando un bene di lusso e nessuno ne parla mai , studiatevi i costi di promozione !
La disinformazione spesso diventa capillare e purtroppo c’è una sorta di abbruttimento generale , tipico di tutte le società che economicamente si impoveriscono. Occhi aperti.
Un saluto ai nostri lettori di SulPlaco.com.
Ciao a tutti, grazie e a te, spero di essere stato utile.
Ringraziamo davvero Antonio per il tempo concesso, un abbraccio dallo staff!
Rifermineti webwww.redhouserecordings.com