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LEV

Data di pubblicazion: 29/10/2008

1) Salve ragazzi presentatevi e raccontateci come vi siete conosciuti e com'è nata l’idea di formare una band.

Nel 1995 una banalissima coincidenza ci ha costretto a frequentare la stessa classe per un interminabile lustro, nel liceo scientifico più barboso della città.
Per un bel po’ di tempo però l’unica cosa che ci ha accomunato è stato l’odio per la prof. di latino e storia, una donna con una voce particolarmente sgraziata e una passione sado-maso per l’opera di Tolstoj… tutt’ora la annoveriamo tra le nostre principali influenze.
Subito dopo la maturità, nell’estate del 2000, partimmo per Londra ma il soggiorno si rivelò molto più breve del previsto. Il proposito di trovare un lavoretto fu infatti subito accantonato e decidemmo così di tirare avanti con i soldi che ci eravamo portati… ci stabilimmo gioco forza in una stanzetta col bagno sul piano in una palazzina frequentata da cimici non lontano da Camden Town. Per resistere nella città più cara d’Europa fummo costretti a cibarci di white bread con margarina ed origano, a raccogliere patatine fritte dalle moquette e a rigirarci i calzini almeno un paio di volte prima di cambiarli.
Fu proprio in questo contesto che iniziò a formarsi la poetica della futura band.
La decisione vera e propria di buttarsi nella mischia arrivò però solo a settembre quando, con in tasca la solita foto deficiente sulle strisce di abbey road, assistemmo al lancio del reality-show “Il grande fratello” e ci convincemmo che quattro soggetti come noi, chiusi in uno scantinato adibito a sala prove, non potevano fare di peggio.

2) Sfogliando la vostra biografia e ascoltando il vostro promo mi chiedevo sul perché la scelta del nome è caduta su “LEV”?

Quella del nome è stata una scelta travagliata e arrivata dopo una serie di tentativi audaci ma poco ispirati. Alla fine abbiamo scelto un nome proprio di persona russo che, in pieno spirito punk, ci sembrava essere molto evocativo e, allo stesso tempo, semplice ed immediato. Fra le altre cose c'è stato un Lev che era un personaggino interessante, un rivoluzionario comunista...

3) Il vostro è un rock dalle innumerevoli influenze.. quali sono le band e gli album che vi hanno maggiormente influenzato e aiutato a far progredire la vostra esperienza e il vostro sound?


Fin dall’infanzia abbiamo ascoltato molte cose… il che, ne siamo sicuri, è molto diverso dal dire “un po’ di tutto”: Dylan, le sue pagine passate e tutti quelli che sono diventati cantautori con le sue canzoni; i Velvet Underground e le domeniche mattine quando il mondo incombe; i Clash che ci hanno dato la sveglia, i Fugazi e i Gang of Four; l’irriverenza di Frank Zappa, il romanticismo dei Television e i Violent Femmes; i Rage against the machine e Nick Drake.
Tra gli italiani poi due nomi su tutti: CCCP e Fabrizio De Andrè.

4) Quali sono i vostri progetti musicali futuri??

Abbiamo appena pubblicato il nostro primo disco “Hanno ucciso Ulrike Meinhof” e cercheremo di farlo ascoltare il più possibile, magari con un po’ di date invernali in giro per l’Italia. Poi ci sono tante idee di canzoni nuove che aspettano di prendere forma… sempre che prima non invecchino e smettano di rappresentarci!

5) Cosa trattate maggiormente nei vostri testi?

Ovviamente schemi predefiniti non ce ne sono ma, in effetti, a guardarsi indietro, alcune tematiche, riferimenti e allusioni sono ricorrenti. In primis il cibo e la fame, poi la società in cui viviamo e le sue contraddizioni, la voglia di fare e di crederci, la guerra dentro e fuori, l’ingenuità, l’atavica pigrizia e lo stupore quotidiano.

6) Venite da Napoli, dateci le vostre considerazioni sulla scena indipendente napoletana e italiana.

Negli ultimi anni in città sono nate molte band ma il panorama è molto frastagliato… una vera scena manca almeno dalla metà degli anni novanta, da quando i centri sociali, nel momento di massima partecipazione, riuscivano ad essere un punto di riferimento anche musicale mettendo a disposizione spazi non mercificati dove esprimersi liberamente.
Adesso, invece, l’aria di riflusso generalizzato ha travolto Napoli come le altre città italiane e questo è evidente a ogni livello, sociale, culturale, artistico e politico che sia. Fortunatamente non manca qualche piacevole eccezione: pensiamo alla vitalità del collettivo Get up Kids! (www.get-up-kids.org) di cui anche noi facciamo orgogliosamente parte insieme ad altre band campane e non.

7) Credo che ogni progetto musicale sia basato su degli ideali, sogni e obbiettivi […] lo scambio di sensazioni deve avvenire sia con il pubblico che all’interno della propria band, oltre che componenti si deve essere soprattutto “amici”[…] Ora tocca a voi: raccontateci qual è il punto cruciale del vostro progetto e come sono i rapporti tra di voi.

Come detto in precedenza i Lev sono prima un gruppo di amici storici e poi, forse solo accidentalmente, un gruppo musicale. Tutto quello che suoniamo e cantiamo l’abbiamo prima metabolizzato assieme attraverso confronti, discussioni, esperienze collettive e, come in ogni famiglia che si rispetti, anche qualche scontro acceso. Pensiamo che il rispetto, la fiducia e la stima reciproca debbano essere alla base di ogni azione collettiva e la musica, per noi, rappresenta solo uno dei modi che abbiamo costruito nel tempo per frequentarci, riflettere, divertirci e agire nella realtà circostante tutti assieme.

8) Dovete urgentemente partire e vi permettono di portarvi solo 3 cd, 1 libro e un dvd. Quali scegliereste della vostra collezione??

Senza ripetere nomi già fatti: “Far finta di esser sani” di Giorgio Gaber, “Lungo i bordi” dei Massimo Volume e “Incredibile opposizione tour ’94” dei Bisca/99 Posse.
Scegliere solo un libro e un film sarebbe troppo doloroso ed estremamente riduttivo… limitiamo allora il campo e restiamo in territorio musicale: “The Harder They Come” di Perry Henzell e “Musika e dollaroni. Contro l'industria della canzone” di Boris Vian.

9) Siamo giunti al termine cari Playload, vorrei ringraziarvi per il tempo e l’attenzione ma prima aspetto una vostra chiusura di saluti a tutti i lettori di Sulpalco.com.
Ciao e 1000 grazie da Sulpalco.com!!

Cari lettori di sulpalco.com, Alber Camus diceva che « c'è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, è rispondere al quesito fondamentale della filosofia ».
Se trovate la risposta fateci sapere...


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