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ROCCAFORTE 'Per volontà del re'

Data di pubblicazion: 26/7/2008
I Roccaforte mi sono piaciuti. Mi è piaciuto questo disco ampio, vario, leggero come il vento. Un disco che attraverso undici tracce, manifesta la grande sensibilità umana e artistica del gruppo piemontese capace di regalare un rock graffiante ma senza eccedere nella ruvidità ma anzi levigando e ripulendo il suono tanto da farlo ammiccare alla “leggera”, contaminando le chitarre elettrificate con percussioni africane, pianoforti e vocalità davvero mirabili, convincenti e perfettamente intrecciate alle trame sonore dei diversi brani. “Per volontà del re” scivola via piacevolmente, nonostante la lunghezza di alcune tracce, non se ne avverte stanchezza forse proprio per quella varietà già citata. Merita una menzione a parte la title track che chiude idealmente il disco (visto che le ultime due tracce sono una versione acustica della intensa “Bambino” e una bonus track), “Per volontà del re” viene infatti spaccata (un po’ come si faceva nel periodo d’oro della progressive) in tre capitoli suddivisi in “L’ordine”, “La battaglia” e “La coscienza”. La prima sezione si avvale di un sound più rapido e pulito, con bei giochi di cori in secondo piano e un cantato molto intenso che insieme alle parti ritmiche e alle chitarre elettriche rende molto efficace questa introduzione (un canto alla libertà e al sacrificio) alla battaglia. Molto bello l’intermezzo centrale con le tastiere e ancora le chitarre che si fanno rocciose e che vanno ad arricchire un brano davvero molto coinvolgente che tocca l’apice proprio nella parte centrale strizzando l’occhio al rock progressivo moderno con quei tamburi che vanno a disegnare perfettamente il giungere sul campo di battaglia. Frenetica, energica, massiccia è il secondo capitolo che inizialmente mi fa ricordare alcune vecchie sfumature dei Timoria … la qualità non manca ma mi coinvolge meno del pezzo precedente (anche a livello testuale). Il capitolo conclusivo invece torna alla calma, con un uso diverso delle chitarre e con la presenza di un organo sotterraneo ma avvertibile. Anche qui fa capolino una sorta di marcetta, la ricerca è quella della quiete del rock levigato ma anche in questo capitolo non si ottiene l’intensità del primo capitolo. A ogni modo il trittico regge bene e funge perfettamente da apice dell’opera che risulta complessivamente di grande intensità, qualità e ricerca.Rifermineti web
  • www.roccaforte.it
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